Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1682>
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1682 Libri e periodici
riserbatagli dalla protezione dell'arciduca, quantunque chiamato alla presidenze della Società Patriottica (1778), ai estrania ancor pia att'attività politica e si concentra nella storia muovendo dai canoni del pacifismo illuminista spregiatore delle guerre perchè V ignoranza, la ferocia, 1*infelicità... sono compagne indivisibili in un popolo corrotto , mentre i lumi, f urbanità, la felicità pubblica caramente si abbracciano . Con tali criteri, preoccupandosi di non urtare alcuno, o, per lo meno, di addossare la responsabilità agli autori contemporanei ai fatti narrati, si dà a scrivere la Storta di Milano dominata da ima scettica rassegnazione e da una filosofia della fatalità.
Ritiratosi il Cadi, il Verri, diventato presidente del Magistrato camerale, si anima un poco per l'azione di Giuseppe II che pare voglia stroncare col despotismo l'oligarchia, ma la sua politica ecclesiastica gli dà a pensare come vediamo dal Dialogo fra Pio VI a Giuseppe II a Vienna e da La decadenza del Papato, idea del Governo di Venezia t degli Italiani in generale, dove sogna addirittura l'abolizione del papato e vagheggia un generico rinnovamento.
Sopraggiunge ora un disgraziatissimo susseguirsi di vicende familiari: la morte del figlioletto Saudrino nel 1779 e della prima moglie nel 1782 (si risposa con Vincenzina Melzi, sorella del futuro vice-presidente della Repubblica Italiana) e quella del padre (settembre 1782), le lunghissime contese per l'eredi là, l'isola mento dai parenti, cui tengon dietro l'abolizione del Magistrato camerale (1785) e l'andata in pensione con un terzo del soldo. Tutto ciò spiega l'amarezza dell'autobiografia composta in questi anni.
Alla morte di Giuseppe II, l'assolutismo monarchico si ritrae spaventato, con Leopoldo II, dagli ulteriori logici sviluppi delle riforme, mentre l'esperimento continua in Francia a furia di popolo. Nel 1790 gli avvenimenti turbinosi suggeriscono al Verri V'Orazione funebre per Giuseppe II imperatore e re, e altri scritterelli in cui condanna gli eccessi giuseppini e auspica una costituzione modellata su quella dei Paesi Bassi, capace di far assurgere i sudditi alla dignità di cittadini e di uomini, in una chiara connessione fra problema educativo e problema politico, nella fede di un prossimo risor­gimento. Naturalmente i suoi appelli cadono nel vuoto e i delegati lombardi a Vienna e si limitano a domandare le vane decorazioni più insulse del loro ceto . Ricostituita nel 1791 la Municipalità o Assemblee dei decurioni, il Verri vi è eletto, e si sforza, con F. Visconti, A. Sormani, F. Pertusati, Giangaleazzo Serbclloni, di portare nell'assem­blea un'onda di libertà. Ma la seducente eloquenza incontra molti ostacoli. Egli interpreta magistralmente e con serenità gli avvenimenti e lo stesso processo a Luigi XVI non lo fa deviare, come a moltissimi accadde, dalla retta interpretazione dei fatti: egli comprende essere quello il momento della forza ohe trarrà seco quello della giustizia, pur augurandosi che simili eccessi non tocchino la diletta patria. E il timore produce ben presto un rivolgimento anche in sede teoretica: trovatosi acco­munato col Parini tra i giacobini (1794), ricade neh" ideale riformistico e rimpiange na regno immortale di Moria Teresa (1796). Decurione nella nuova Municipalità durante l'invasione francese, si foggia, come ci è dato vedere nelle lettere e nella Storia dell'invasione, un ideale moderato che aborre dalla rivoluzione sociale, non osteggia la nobiltà, si preoccupa, anzitutto, di salvaguardare il diritto di proprietà, sicché trova appoggi in Napoleone, sotto il quale il Verri collabora ufficialmente a un piano di costi­tuzione. Compiuta la riforma dell'amministrazione generale della Lombardia, si ritira a Ornago sfiduciato per tante improvvisazioni. Ripubblica il vecchio trattato sui grani a istruzione dei giovani intrepidamente ignoranti preposti alla produzione, e si rifugia, stanco e scettico, in nn dignitoso moralismo. Sul Termometro politico della Lombardia pubblica i Pepsiùd d'un buon vecchio che non è letterato in cui propone che le elezioni dei magistrati si svolgano in chiesa sotto la presidenza di un sacerdote; la Mozione del cittadino Verri municipali sta alla Municipalità di Milano, il Modo di terminare le dispute (critica al malcostume politico ammantato di paroloni come libertà, tirannide, anar­chia, giustizia, popolo, governo legittimo), e, il 28 giugno 1797, le Lottare del Filosofo N. N. al Monarca N. /V. in cui vagheggia l'abdicazione dei monarchi, sante leggi e