Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1685>
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Libri e periodici 1685
quando poi all'uno e all'altro sì rimprovera solo di non aver pubblicato tutto, non già di aver pubblicato male ?). Ad ogni modo, se vogliamo fermarci ma istante eopra un episodio che non mi sembra di tanta importanza da meritare tutto l'inchiostro ver­sato per esso, debbo confermare che anche le odierne conclusioni del Fola non appaiono perfettamente chiare e definitive. Egli scrive infatti (I, 21) non potersi produrre tlft alcun modo, documenti che attestino una qualche intesa tra Francia ed agitatori medi; la documentazione d'archivio, col suo tacere sempre in proposito, sembrerebbe, anzi. escluderla del tutto a. E su questo concetto ritorna molto spesso. Ma nella Prefazione (p. V) aveva descritto l'isola sconvolta dall'odio antifeudale, alimentato dalla pro­paganda repubblicana di agenti francesi e di illusi intellettuali... . Può non esserci contradizione fra i due passi ove per Francia s'intenda soltanto Governo francese , ma così facendo il problema si sposta, non si risolve. Ammettiamo pure che prima dei moti angiomi non si verifichi un lavorio di penetrazione organizzato dal Governo di Parigi sulla base di intese locali; ciò non basta a dimostrare che quei moti ebbero carat­tere esclusivamente economico, e rimarrebbe sempre da distinguere tra quello che si faceva credere alle masse e quello che nel loro intimo pensavano e volevano i loro capi. Che questi non avessero alcun rapporto cogli innumerevoli agenti francesi che pur senza veste ufficiale pullulavano in tutta Europa non mi sembra provi in modo sicuro il silenzio degli archivi: dal fatto che in seguito costoro peri propri fini si sforzassero di mostrare agli occhi di Parigi una Sardegna tutta accesa di fuoco repubblicano, non deriva di necessità che essi avessero sottoposto anche se stessi a una sorta di postuma truccatura.
Il secondo argomento dovrebbe, secondo il titolo dell'opera, costituirne il nucleo centrale. In realtà la funzione della Sardegna nella lunga schermaglia diplomatica fra i due Stati non fu che secondaria. Né poteva essere altrimenti, perchè nessuno che non fosse profeta poteva prevedere allora l'importanza dell' isola nella nostra storia avvenire. Dalla vasta e diligentissima documentazione del Pola appare chiaro che della Sardegna ben poco conto fecero anche le parti contendenti. Alla Francia pre­meva soprattutto che non vi ponesse le mani l'Inghilterra; quanto al Piemonte, le direttive della sua politica erano logicamente rivolte oltre il Ticino e verso la Riviera di Genova. Né credo che per questo si debba imputare al Governo di Torino cortezza di vedute. Durante le trattative nessuno statista, per quanto lungimirante, poteva vedere neh" isola il futuro rifugio per il re esule; e d'altra parte non bisogna dimenticare che anche questa imprevedibile destinazione avvenne col beneplacito della Francia, la quale lasciando al Re la Sardegna, la metteva al sicuro da un colpo di mano inglese.
Osserva giustamente il Pola che se i disegni repubblicani degli emigrati sardi aves­sero trionfato, ciò avrebbe costituito un grave pericolo per F italianità dell'isola, dove una repubblichetta autonoma non avrebbe avuto forza e vitalità sufficiente per resi­stere agli attacchi esterni. Bisogna tuttavia guardarsi dal costruir troppo sulle fragili basi di un* ipotesi. Che se anche l'isola fosse stata in quel momento strappata al Pie­monte, e il Re avesse dovuto di conseguenza emigrare in terra straniera, possiamo affermare con certezza che non sarebbe stata in seguito restituita ai Savoia, e all'Italia ? Quello che avvenne nel 1815 per Genova deve bastare a suggerire la massima cautela, quando si tratta di dedurre conclusioni non da fatti avvenuti ma da fatti che potevano avvenire.
Ma il Pola non ri racchiude in queste discussioni un po' bizantine, non si limita a questi soggetti di limitato interesse: egli dà larghissima parte a quello che ho nomi­nato terzo fra i suoi argomenti e che ha ben altra importanza storica. Seguendo si può diro giorno per giorno l'intricata vicenda dei rapporti diplomatici tra Piemonte e Fran­cia, égli non abbandona quasi mai il filo conduttore che gli permette di non perdersi In mezzo a quel labirinto di proposte ufficiali e ufficiose, di suggerimenti e pareri fir­mati e anonimi, di pratiche palesi e segrete, di fatti approvati e disdetti. L'alleggia-mento dei dne contendenti è fissato con precisione: la Francia che in un primo momento