Rassegna storica del Risorgimento

MAYR FRANCESCO ; STATO PONTIFICIO
anno <1937>   pagina <1794>
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Gtmantiiu* Pùnigwl*
questione di procedura e di forma. Mia più avanti egli Messo confessa che un piano d'attacco prestabilito da una parta dal Consiglio dai dopatati esisteva, a eh* la accuso ad e*a rivolta non arano dd lutto ingiustifi­cate, e Dal resto è varo clic, quando non ai fo* ero sciolta la Camere, attesa la rinunzia di Corsini, il Consiglio pausava ad origani in Camera sovrana per disfarsi di un Ministero comporto di Sterbini, a di alcuna nullità, e che non ispira fiducia a veruno *. C'era in qualcuno almeno di tali deputati U pensiero di giungere sino ad accordi col cardinale Castracene? IL Mavr, perciò ohe lo riguarda, lo nega, e par quasi clic l'accettazione ina della delegazione di Marittima a lui offerta dal Ministero, suoni conciliazione con questo, conclusa nel nome della patria e della liberti
Dei resto, col 31 dicembre 1848, nello Stato Pontificio non si con* clndeva soltanto un anno ricco d'avvenimenti notevoli* ma tutto uà periodo che ora incominciato col giugno 1846. Era il fallimento di tutto un programma politico. Si comprendono quindi lo furiose invettive dei conservatori puri, che vedevano in pericolo il loro mondo antico, il rammarico dei liberali moderati, che nelle aspirazioni loro non erano andati troppo più. in là dall'accarczzarc un Governo non pia di preti ms di laici illuminati, e gli entusiasmi dei pia decisi che vedevano rimedi solo in un radicale rinnovamento di sistemi e di forma di governo. À questi ultimi toccava ora la prova.
Ed un'ultima considerazione vorremmo fare. So leggiamo ciò che gli storici del tempo essi stesai deputati dicono del loro Conviglio e di chi lo componeva non possiamo notare che giudizi sfavorevoli ed acri;! anche il Mayr ed H Costobili nelle lettere private che pubblichiamo danno giudizi di tale genere; eppure se leggiamo i resoconti delle seduto, po­tremo notare la mania di chiacchieroni che ad ogni costo vogliono fre­quentemente farsi notare, quella di formalisti che sembrano preoccupati di non lasciar passare una parola che ritengano non corrispondente alla tradizione in sistemi costituzionali, e quella ancora di chi, per amore di precisione, senxbmbizantincggi inopportunamente; si nota ancora un tal impaccio che rallenta ogni volontà di progredire, e di cui è più eloquente indizio il bisogno di scurire, in ogni momento grave, il pensiero del prin­cipe a cui ci sì rivolge per mezzo di indirizzi; ma non si può dire che sia stata trascurata la trattazione di problemi importanti e di considerevole utilità, riguardanti l'armamento, l'istruzione, le comunicazioni, le finanze ecc.; e ciò che allora particolarmente contava, era una gora nella mani* festazione della volontà di giovare non solo alla propria regione ma all'Italia, era una propaganda necessaria e benefica di amor di patria e di nazionalità. COSTANTINO PANICÀDÀ
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