Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1937>   pagina <1865>
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Il governo di Gioberti
1865
e clie egli non era autorizzato a parlare in loro nome. Mal­grado tante difficoltà Gioberti continuava i suoi sforzi per liquidare il movimento rivoluzionario nell'Italia centrale, ma senza nessun risultato positivo. Prima di tutto le conversa­zioni con Roma e Toscana, aventi per scopo di autorizzare il Piemonte ad occupare certi posti strategici, non diedero alcun risultato pratico. Il Governo di Roma sospettava nel­l'azione di Gioberti il giuoco reazionario oppure voleva vedervi un atto di supremazia piemontese.
Gioberti fu infine costretto a richiamare da Roma il suo inviato Berghini2), che fu mandato a Gaeta per porgere al Papa le assicurazioni dei sentimenti amichevoli del Governo di Carlo Alberto. Il 9 febbraio la repubblica veniva proclamata a Roma, e questo momento ogni speranza di conciliazione doveva essere definitivamente abbandonata. Anche a Gaeta la situazione subì un cambiamento. Il cardinale Antonelli diviene ormai il vero capo della politica della Curia; Rosmini deve cedergli il passo e perde ogni influsso su Pio IX, mentre la Corte di Gaeta accetta volentieri l'intervento internazionale. Malgrado tutti gli sforzi di Gioberti il Piemonte non aveva mai goduto la piena fiducia della Santa Sede, che nell'inter­vento piemontese vedeva un tentativo di egemonia piemontese. Le trattative con Roma furono interpretate come una colla­borazione con la repubblica. Tutto ciò indusse il Gioberti a rinunziare al suo progetto d'intervento piemontese a Roma. La lettera al Martini, che non fu mai riconosciuto come agente ufficiale a causa dei suoi rapporti con i rivoluzionari romani, conferma questo nuovo atteggiamento suo nella questione romana.
Si permise al Martini di rientrare subito a Torino in caso che Gaeta non lo riconoscesse come inviato diplomatico.2)
i) FAUNI, HI, p. 137-38.
2) Lettera del 16 gennaio 1849, Faina, UT, pp. 185-86.