Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1937>   pagina <1892>
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1892
Kalihst Morawski
Gioberti, per non compromettere maggiormente l'esistenza stessa dello Stato, adottò misure energiche contro la città ribellata. Diede l'ordine di chiudere subito i clubs politici, ma Buffa rifiutò di eseguire l'ordine giustificandosi coll'agitazione pericolosa ivi regnante e offrì le sue dimissioni al capo del Governo, che non le accettò per non rompere definitivamente col partito democratico. Mai clubs furono sciolti malgrado lui e finché Gioberti fu al potere una calma relativa predominò a Genova. Il nuovpo residente del Consiglio pensò di portare sollievo ai poveri, d'accordo con la sua dichiarazione fatta in Parlamento. Dietro la sua ispirazione furono creati comitati di beneficenza per soccorrere i bisognosi durante l'inverno, quel­l'anno eccezionalmente duro. Il presidente del comitato tori­nese io. Ign. Pansoya, che più tardi nelle elezioni riuscirà contro il Cavour, accenna all'iniziativa di Gioberti:
H ministero cui presiede Vincenzo Gioberti assumendo il governo della Nazione dichiarò solennemente di voler soccorrere, istruire, educare la povera plebe e sollevarla a grado di dignità di popolo. *)
Si cominciò dunque a migliorare la condizione materiale del popolo per passare gradualmente all'educazione. Il Governo pensò di agevolare la sorte delle provincie colpite, come la Savoia, dalla crisi economica. Nel rapporto presentato a Carlo Alberto si legge fra altre cose:
Ma Sire, codesto paese tanto fedele soffre e le sue sofferenze sono grandi, la sua prosperità materiale è quasi annullata dalle crisi succe­dutesi rapidamente prima da tre cattivi raccolti successivi; poi per la crisi commerciale della Francia e della Svizzera; Sire, i consiglieri della Corona i quali hanno proclamata l'alleanza della monarchia colla demo­crazia per via di legami d'amore e di fratellanza, della quale uno dei più buoni risultati e quello ài poter migliorare la sorte delle classi sof­ferenti e laboriose, non possono starsene indifferenti ai mali di codesta interessante parte dei Vostri Stati. Io scrissi già agli amministratori
1) Gazzetta di Venezia, 28 gennaio 1849.