Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1937>   pagina <1903>
immagine non disponibile

H governo di Gioberti
1903
nel conciliare le tendenze opposte e nel realizzare la parte Teramente buona e vitale di ogni programma politico:
Io appartenei dunque al novero dei democratici come più ideali dei loro avversari, assai meglio intendenti e solleciti della dignità e autonomia patria, della uguaglianza e libertà cittadina, più amatori del popolo, nemici dei previlegi, avvezzi a pensare e sentire italianamente. Ma mi accostai ai conservatori in quanto essi sono più positivi dei loro emuli e quindi più pratici, più schivi delle utopie, più osservatori del misurato procedere, più capaci, che nel periodo del Risorgimento il principato civile era necessario a preservare i beni acquistati e a compierli. J)
In oneste poche righe Gioberti ci spiega le sue simpatie politiche per l'uno e per l'altro partito. Ne risulta fuori d'ogni dubbio che, seguendo sempre la sua politica personale, solle­citava il concorso di chi aveva buona volontà e possibilità di essergli utile.
Le ostilità che trovò sulla sua via furono grandi. Il suo carattere di filosofo poco pratico della vita reale rendeva ancora più difficile il suo compito; non conosceva abbastanza gli uomini e la scelta dei collaboratori fu piuttosto infelice; non ebbe abbastanza pratica del mondo diplomatico, non prendeva in considerazione il lato formale delle cose provocando, per esempio, il conflitto col ministro di Spagna. Infine la ditta­tura morale, che per molto tempo esercitò quasi assolutamente, gF insegnò certo atteggiamento dispotico e lo rese incline a considerare i suoi avversari come nemici della causa nazionale. Abituato a decidere tutto da sé, non fa troppo adatto a discu­tere certi problemi con i suoi colleghi, tanto più che indubbia­mente questi non potevano misurarsi con lui in quanto alla preparazione scientifica e alla profondità delle idee. Il governo di Gioberti fu l'ultimo tentativo di salvare l'idea della
li) Rinnovamento, I, p. 368.