Rassegna storica del Risorgimento
CURTATONE E MONTANARA
anno
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1937
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pagina
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1908
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1908 Michele Lupo Gentile
prevedo quindi che il nostro battaglione finirà. Eccoti le norrazione'gcnuina dei fatti nostri dal 29 sino a questo giorno. Qui siamo fortificati da barricate, colline e cannoni, perchè a non molta distanza abbiamo i nemici. Sono con noi 800 Bresciani arruolati nell'esercito lombardo: non lungi abbiamo i Piemontesi; noi stiamo scmpre'olTerta. Tatti noi superstiti stiamo bene, ed io dandoti un amichevole abbraccio mi confermo Tuo afflino amico
Il tenente chirurgo militare del Gabbxielli
Battaglione universitario: Gabbrielli,
n.
AI Prof. Leopoldo Pio Ceccarclli Pisa per Cucigliana
Carissimo amico,
Non ho ricevuto sin qui alcuna tua lettera, che mi parlasse del giovane Ori, epperò non ho potuto fare per lui quello che tu dici avermi pregato di fare. Io non lo conosco: ma avendo anche questa mattina meditato sulla intera nota dei nostri sia feriti, sia morti, sia smarriti, non mi pare di aver letto mai il suo nome. Lo che mi fa credere, che egli sia con noi immune da colpi nemici.
Di Siena abbiamo due morti sul campo: Corsi e Sani; due gravemente feriti Brachini e ITuti, che tutti due però danno oggi grandi speranze di guarigione; dodici smarriti, dei quali quattro per lo meno si tengono come caduti nelle mani del nemico, o morti e sono: il greco Michele, Ademollo, Stocchi e Biagiotti. Gli altri otto, meno il Pantanelli che pare o morto o prigioniero, credo cbe abbiano bellamente trovata la via di casa. Meno il Pilla, e Montanelli che si trovava per caso vicino a noi, nessun Professore è stato tocco da palle nemiche, benché avevamo ad essere tutti portati via da una grossa palla di cannone che ci rasentò in fila mentre marciavamo di fianco al battaglione che entrava sul luogo della mischia. Il Mossotti fu colpito da una palla di moschetto in rimbalzo da un muro, che gli traforò la sottana della montura, e bellamente gli entrò in tasca senza cbe egli se ne accorgesse.
Se ne accorse la mattina dopo nel vestirsi. E ciò cbe è curioso si è che la tasca è traforata da una parte all'altra fino al di là della fodera rossa, senza aver lasciato segno nel pantalone. Si vede che Dio ci voleva salvi tutti meno i due nominati. Ti assicuro però che per quasi due ore ci siamo trovati Botto a una tale pioggia di proiettili d'ogni specie d'artiglieria da non farsene idea, tale che pare impossibile esserne usciti salvi senza gravi ferite. Il fragore solo dei razzi e delle bombe avrebbe bastato a sgomentare i più bravi soldati avvezzi alla guerra; eppure era tanta l'ardenza-dei nostri, cbe non fu possibile farli ritirare dal luogo, finché non videro arrivati sulla trincea i plotoni interi di tedeschi.
Puoi figurarti che la ritirata non fu di certo ordinata ma nessuno potrebbe dire una fuga, come si sarebbe aspettato chiunque da gente malpratica delle fazioni artistiche militari. I Piemontesi non lodano il modo con coi abbiamo guerreggiato; sono però rimasti stupefatti delle fermezza nostra, del nostro coraggio.
Dicono tutti che se a quel coraggio fosso andata unita una buona direzione, e una regolare disciplina soggetta ai comandi, i tedeschi non sarebbero riusciti a spuntarci ad onta del loro maggior numero, e dello formidabile artiglieria che avevano. Infatti pei due di di combattimento si mostrarono più disposti a piegare indietro che venire avanti. Addio, in fretta Tuissino amico e collega
A. Corticclli Di Montecbiaro, li 5 giugno 1848