Rassegna storica del Risorgimento
RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno
<
1937
>
pagina
<
1911
>
Giuseppe Galletti nella sua corrispondenza, ecc. 1911
ricusare sarebbesi interpretato sinistramente, e perchè in Roma nasceva qualche bratto fatto: ma ripeto, non posso rimanervi se non si muta qualche Ministro, e se non mi danno più larghi poteri. Intanto fra le angustie, le privazioni, le fatiche incredibili io mi logoro la vita, e mi odo da tutti il complimento che sono ora assai pia abbattuto che non lo era quando sortiva dal Forte: però resisto, perchè veggo la necessità di farlo, e perchè veggo che faccio quel poco di bene che mi è concesso .
Il travaglio del Galletti, nei mesi di settembre e di ottobre, dev'essere stato grandissimo. Più volte, con missioni delicatissime, si recò a Bologna. Nel mese di ottobre, poi, le cose si fecero assai grosse. Pellegrino Rossi chiamò al suo fianco il generale Carlo Zucchi, che prese le cose con molta rigidezza ed intransigenza. Il Galletti dissentiva e, quindi, anch'egli, fu contro il glorioso ufficiale napoleonico ed il Comandante in capo delle truppe nazionali dell'anno 1831. Quel periodo: sono tre notti che non dormo, ci dice tutta' una febbre di lavoro e di opere assai più vasta di una dettagliata documentazione. -
Interessantissima tutta la lettera, in data 24 novembre 1848. Generosa la difesa del generale Zucchi, contro il quale si scaraventò l'ira di tutto un popolo, torbido e tumultuante. Quella Costituente che non abbatta i Governi ed i Sovrani attuali , ma che li tenga fermi, e deliberi sugli interessi nazionali , ci dà Ja misura dell'equilibrio del Galletti. Ardimento sì, ma non troppo; riforme si, ma non troppo avanzate, soprattutto non troppo precipitose. E, frattanto, azione popolare, che sospinga e sorregga, propugni e acceleri gli eventi, illuminando le menti e trascinando i cuori sulla via della temperanza e della giustizia. Dice, infatti, molto chiaramente, nella lettera del due dicembre, il Galletti: quelli che vorrebbero la Repubblica bisogna frenarli, perchè questa ci distaccherebbe da Toscana e da Piemonte; quelli che vorrebbero una larga Costituente, bisogna condurveli.
Occorre prudenza e coraggio insieme ; e questo, per quanto riguarda la politica generale italiana, quanto per quel che riguarda la sua città, Bologna, travagliata da dissensioni e [camarille.
Nella stessa lettera, come in un'altra, dell'8 dicembre, si lamenta del peso piovutogli addosso, nel momento in cui aveva maggior bisogno di riposo; e si augura di potersene liberare, non appena lo possa, senza la menoma viltà, e, soprattutto, senza pubblico danno.
Non meno interessante è la lettera dell'I 1 dicembre 1848, la quale cj riporta al grave momento in cui, respinta la Deputazione inviata