Rassegna storica del Risorgimento
RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1914
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1914 Giovanni Maiali
interessanti non solo la vita del Galletti, ma anche la vita e le peripezìe di parecchi altri profughi politici, dopo la caduta della Repubblica Romana.
DAL 1850 AL 1859
Quindici lettere. Nella prima, del 27 gennaio 1850, parla della sua nuova vita. Accarezza, dapprima, il sogno d'impiantare nna Colonia di emigrati. Poi, con compiacenza, si fìssa nel proposito di acquistare e condurre in gestione dei terreni di Sardegna. La prospettiva, in fondo, è attraente. La terra è naturalmente feconda; e, con poco lavoro, produrrà molto. L'acquisto sarà facile ed a buone condizioni.
È tornato a studiare musica e suona il clarinetto.
Nella seconda, del 12 febbraio, dice: Studio ora ogni giorno, e tutte le difficoltà ho imparato a vincerle: ma fatico assai: pure fo cuore perchè non voglio trascurare veruna occasione per guadagnarmi un tozzo di pane senza chiedere la elemosina .
L'impresa della Colonia sorride sempre alla sua mente: ed egli ne scrive, con gioia, all'amico. Tocca, poscia, d'un argomento, allora, e quasi sempre, assai scottante. Brano molti quelli che, nel precipitare degli eventi del 1849, avevano approfittato. H Galletti si gloria di non essere di costoro. Io non solo partii senza prendere niente, senza neppure profittare del soccorso di 200 o 300 scudi che ebbero quasi tutti i Deputati, ma restituii un avanzo di 5700 scudi che rimanevano presso di me per spese di armamento, la qual somma ninno sapeva che io avessi e che mi fosse avanzata: ho fatto sempre cosi e farò sempre così, perchè non mi curo delle apparenze, ma della mia coscienza, la quale è quella che io voglio sempre quieta e tranquilla anche in mezzo alla miseria.
Su questo motivo insiste non poco. Agli amici, che chieggono le mie nuove,... dirai, che vivo nella più grande ristrettezza, e che fra poco non avrò neppure da vivere da poverello, ma che non mi scoraggio, perchè ho una coscienza che mi fa dormire tranquillo, e che rinfranca le mie forze, e perchè non vergognerò di usare fino delle .mie Braccia, finché potrò, per procacciarmi un pane . (Lettera 15 maggio 1850).
L'affare della Colonia andò a monte: il Governo piemontese fu contrario, e non se ne fece niente. Il Galletti tentò pure di avere cuna piccola Cattedra a Sassari, e, dopo tanta altezza, di addivenire maestro di scuola, onde non dimandare l'elemosina; ma non ho