Rassegna storica del Risorgimento

RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1916>
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1916 Giovanni Maiali
qualsiasi seguito. Non avevano alcuna base né politica, né popò lare, né d'altro genere. Erano rimasti fermi alle loro idealità, ai loro sogni di palingenesi nazionale, alle loro utopie di dieci, quin­dici, venti, trent'anni precedenti. Non erano d'accordo neppure fra di loro, i pochi eletti, i pochi capaci, i pochi migliori! Vedere, per credere, il giudizio sul Gabussi. Giudizio che deve essere esattissimo, così com'è dato dal Galletti, nella lettera da Genova del 12 ago­sto 1859, all'amico-cugino, a Egli (il Gabussi), è ottimo di principi, e puro, ma è un uomo che si lascia trasportare troppo nelle sue idee, senza guardare se siano adatte al momento, e che purtroppo non fece mai del bene ove pose le mani, ma invece del male prima a sé, poi agli altri)). E sarei tentato di coneludere anche se possa parere, com'è, troppo: Ab uno disce omnes . Galantuomini, onesti, forse troppo rigidi ed intransigenti, chi per un fatto e chi per un altro, fermi, nei loro propositi. Mentre, invece, si sa, in politica, chi si ferma, è inevitabilmente ed inesorabilmente travolto e sorpassato. La politica non ha né programmi né punti fìssi. Orazio diceva: la turba dei mobili Quiriti.
Anche il Galletti, come ha imparato che Garibaldi diveniva coman­dante (veramente, anche per tal lato, le cose cambiarono) dell'Armata dell'Italia centrale, si illude di poter assumere un comando, se non a fianco, anche alle dipendenze di Garibaldi: e, scrivendo al cugino, gli raccomanda di ricordare che egli, in Roma, nel 1849, tenne il comando di una Divisione, ove e a Velletri, e in Roma stessa contro i Francesi fui sempre' alla testa delle mie truppe; a questa folla fa conoscere che l'avvocato morì, ed ora non vive che il soldato, che il Generale il quale desidera di morire per il suo paese .
Anche il Galletti, venuto a Bologna, se ne ripartì presto, per la grande amarezza che lo invase, in vedere come era mal tollerata, mal sopportata, mal gradita la presenza di uomini del suo stampo. !)
t) Non starò qui a ricordare, occupandomene in altra sede, che furono incar­cerati e tenuti prigionieri, per più. settimane, nel Torrone, a Bologna, Alberto Mario e sua moglie, la Jessie White, Giovanni Marangoni e Rosolino Filo, perchè trovati in territorio expontificio, con lettere del Mazzini l'ultimo, gli altri perchè portatisi a salutare i propri famigliari. Angelo B rollerò, Alberto Mario stesso hanno scritto cose utili a conoscersi, per avere rum idea precisa delle condizioni, del clima di Bologna ed ex-Legazioni tutte, dopo la fine del Governo Pont Lucio. Dal Carteggio del Ricasoli, dalle memorie di Gaspare Finali, dagli scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini, molta parte di retroscena è alfiorita. Sono convinto, però, che si possa fare molta altra luce; per esempio, dal Carteggio Ulisse Benderà (presso la Biblio­teca dell'Archiginnasio in Bologna), Questore di Bologna nel 1859, si possono