Rassegna storica del Risorgimento

RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1929>
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Giuseppe Galletti nella sua corrispondenza* eco. 1929
contro di me dai miei amorosi concittadini, fra le quali la minore era la taccia di essere salito al potere per trame per ambizione, per interesse. Miserabili ! Io che fui balzato in. alto da una procella in cui fui ravvolto senza neppur conoscerne il come, io che vi rimasi costretto dal Papa e dal Popolo; io che mi sacrificai nella salute e nell'inte­resse, e forse per tutta la mia vita futura, io accusato di trame, di ambizione, di inte­resse!! Oh è duro assai: la calunnia è quanto mai possa dirsi infame. Si disfoghino pure ma non ne avranno che frutto di vergogna, perchè Bologna è la sola che mi vilipende; e Roma e tutto lo Stato mi onora a segno da tributarmi una venera­zione. Ti confesso però che questo conforto non compensa il dolore che soffro nel
vedere l'accanita rabbia de* miei concittadini. Addio Addio
H tuo Giuseppe. Roma 2-49.
XXI.
Caro Angiolino,
Ho ricevuto la tua del 18 mentre stava per partire per Civitavecchia e ti rispondo da questa Città ove sono giunto questa mattina. Essa è ora un popoloso Emporio di gente che emigra per tutte le parti del Mondo, ed è tanta la folla che non vi si trova alloggio: questa mattina sono partiti perii Levante dodici o tredici miei amici. Io par­tirò probabilmente il 25 per recarmi in Svizzera approdando o a Genova o a Marsiglia ove mi sarà concesso; giacché alcuni sono già stati respinti in entrambi questi porti. Ti ringrazio delle tue cordiali esibizioni, ma per ora uè puoi seguirmi, e ne manco ve­dermi, perchè non è prudente la prima cosa, né saprei come eseguire la seconda, dacché non so pur io ove potrò prendere terra. Quando avrò trovato, e fermato il luogo del mio asilo, allora ti scriverò. Avverti bene che è qualche tempo dacché non ricevo tue lettere cosicché convien dire che quelle che mi dici scritte sieno andate perdute, ne' continui trambusti in cui sono stati i corsi postali. Quanto all'affare di mia famiglia quel che è fatto è fatto, e non bisogna pensarvi più: non mi era sdegnato tanto per la sconsiglia­tezza della detergiinazione quanto perchè dopo si voleva sostenere che essa aveva fatto bene e che io aveva torto di lamentarmi: questo era troppo; e fu allora che esposi francamente tutto il mio giusto risentimento. Ma anche questo è cessato ed io che trovo tanto piacere nel perdonare l'ho fatto con tanta maggiore facilità colla mia famiglia, ed in questo momento ne' quali travagliato da tanti dolori, ho bisogno di scemarli, non di aumentarne il numero. Salutami Lodovico, da un bacio a Gigia ed ai suoi figli,
che credo saranno cresciuti ancora e tu ama
il tuo Aff.mo Giuseppe Civitavecchia 22 Luglio 49.
1
xxn.
Mio Caro Angiolino Ebbi la tua del 18; e mia moglie mi ha portato l'altra tua ultima colla scatoletta delle Pive e te ne ringrazio. Fra qualche giorno, quando riaprirò il mio Clarinetto che dorme dal 9 9bre 1848 (giorno antecedente alla mia partenza per Roma) le proverò, seppure sono più capace di suonare dopo tanto silenzio, tanto fatiche e tante sventure. Poiché sento che due sono opera di Liverani, ringrazialo e lo saluta. Vedrò allora i due pezzi di Musica, e se la previdenza non aiuta diversamente chi sa che non ascolti nar­rare che il Generale Galletti ha dato una qualche Accademia per trovare qualche Eran­co? meglio far questo che chiederò l'elemosina. Sento cessato il tao impiego ed è una sventura certamente per te e per tanti ! Bisogna far cuore, e vincere l'avversità col saperla affrontare.