Rassegna storica del Risorgimento

RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1930>
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1930 Giovanni Maioli
Tu mostri desidèrio d'essere con mo, ed io pure sarei contentissimo d'averti meco, ma ora è inutile il pensarvi, perchè non veggo modo di darci scambievole ajnto. La fab­brica di cui mi parli non potrebbe quivi attuarsi con frutto* perchè paese meschino, e senza risorse. Visi potrebbe al piti stabilire un Deposito. La lana di Frejus qui non v'è modo di commetterla. Lo si potrebbe a Genova, e se vado colà, vedrò se posso trovarne.
Le cose dello stato nostro vanno assai male, ma appunto per questo io credo che non possano durare così. Non ho speranze definite, ma spero in genere un qualche allie-vamento, se non un cambiamento: né questo, né quello però mi fa sperare niente per me; spero che il mio'paese, e ciò mi solleva perchè io operai, e sagrificai tanto, giammai per me ma solo per quello. Dopo essere stato un anno e mezzo al potere, pensai si poco a me, che ne sono sortito senza aver modo di mangiare, e fra pochissimi mesi sarò a queste strette, che la mia coscienza è pura: alzo la mia fronte incontaminata dovunque, ed ho dovunque le prove più larghe di rispetto. Da un bacio a Lodovico, e digli che ho avuta carissima la sua memoria e la sua riga. Saluta la Gigia, e tua madre, e se Mara-bini può ricevere un mio saluto senza spaventarsi dallo pure ad esso. Addio mio Caro
Àngiolino Addio
Il tuo Aff.mo Galletti Spezia 30 7bre 1849.
Al Sig. Angelo Rizzoli. Bologna ,
XXHI.
Mio Caris Àngiolino, Genova 27-50.
L'Impresa della Colonia, dopo tante mie fatiche, è per lo meno sospesa, e da mia moglie ne avrai saputo, o potrai sapere il motivo: però non è spenta, e potrebbe ripren­dere il suo corso, perchè è troppo grande, troppo bella, troppo utile e al Governo Pie­montese, ed all'Emigrazione per andare del tutto a terra: ma io non voglio e non posso più. farmene sollecitatore. Però sembra che ora altri sorga a sollecitarmi, ed a riaccen­derla: il Costituzionale Toscano del 15 cor8 ne parla con calore, e deplora la causa per la quale io mi sono arrestato: qualche amico si muove e potrebbe riprendere nuova­mente vita. Ma intanto io non dimetto il pensiero di andare in Sardegna, io colla mia famiglia per stabilirmi vi indipendentemente dall'attuazione della Colonia, ed a te apro pienamente il mio pensiero. Senza mezzi di sussistenza, conoscente che in Piemonte è difficile trovare un collocamento o nell'Armata o nelle Università, che sarebbero i due luoghi ove potrei prestare qualche servizio, bisogna che io pensi ad altre vie: e fra queste mi si presenta sicura quella di acquistare dal Governo o dai privati un ampio terreno in quell'Isola per trarre dall'Agricoltura, e dalle industrie che nascono da essa un. utile bastevole per mantenere la mia famiglia; e ciò in Sardegna è certo* per lafer-tOità somma di quelle terre, e per tutte le altre circostanze che io conosco per gli studi che ho fatti relativamente allo stabilimento della Colonia. Né l'acquisto mi spaventa, anzi è la natura di esso che mi anima; perchè que' terreni si possono avere per una misera somma in causa della stragrande quantità di luoghi incolti che v'hanno in quel-l'Isola. Qucll*estensione che da noi costa per esempio cento scudi,in Sardegna ne costerà a far molto trenta* o quaranta: Un bel bue costa dieci scudi: onde tu vedi che con poco Capitale potrei avere gronde estensione di terre ottimo, che danno un reddito per lo meno del 20 per uno, in cui grano, olivi, e uva nascono e fioriscono dovunque, ed in cui ogni altra coltivazione è facile. È vero che bisognerebbe ridurre i terreni e creare tutto con qualche spesa; ma questa non è gravo, e d'altronde nel mentre che si spende, si raccoglie. In questa primavera darò colà una corsa; e se i miei disegni non sono