Rassegna storica del Risorgimento
RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno
<
1937
>
pagina
<
1932
>
1932
Giovanni Maiali
XXV. Caro Angiolìno,
Dalla descrizione che mi fai del Clarinetto veggo che bisognerebbe far un tutto nuovo stadio del meccanismo prendendolo, ed io non sono più in età da sostenete questa fatica: d'altronde credo che costerebbe non poco, né saprei come fare per pagarlo: dunque metto il mio cuore in pace, e proseguo col -vecchio mio instrumento, quantunque difetti in molte cose e cominci ad essere vecchio, e logoro in qualche parte. Quanto a Torlonia, il mezzo io l'avrei collo stesso Torlonia, o col suo Agente Fedi; ma ora una mia raccomandazione ti nuocerebbe anziché giovarti; ritienilo bene per fermo, perchè io conosco quella gente; e quantunque mi debbano molto, ed oso dire, che mi rispettano, e mi amano anche nella sventura, perchè- mi hanno conosciuto co' fatti: pure la paura prevale a tutto e la mia raccomandazione li spaventerebbe più che animarli. Se tu piuttosto trovassi qualcuno che dicesse ima parola per te o all'uno o all'altro, e facesse conoscere che io sono tuo parente, e che io sarei molto grato se ti occupassero, credo che potrebbe giovare un poco di più.
L'impresa della Colonia si ridesta: dimani viene spedita al Re l'istanza: ne vedremo il risultato.
Del come avesse Chierici q1 se 14/m. e se li avesse, io nulla so, perchè egli era in Ancona, ed io a Roma: io pure ho udito che partì con danari non pochi, e non di lui Bolo accadde cosi, ma di molti altri anche in Roma. Io non solo partii senza prendere niente, senza neppure profittare del soccorso di 200, o 300 scudi che ebbero quasi tutti i Deputati, ma restituii un avanzo di 5700 scudi che rimanevano presso di me per spese di armamento, la qual somma ni uno sapeva che io avessi e che mi fosse avanzata: ho fatto sempre così e fare sempre così, perchè non mi curo delle apparenze, ma della mia coscienza, la quale è quella sola che io voglio sempre quieta e tranquilla anche in mezzo alla miseria. In ogni tempo fui rispettato fino dai miei nemici, e pur ora debbono farlo loro malgrado, perchè il vero è troppo evidente: era riservato a mio fratello Enrico il trattarmi da ladro e da truffatore: egli lo ha fatto nel modo il più infame e il più crudele, ed ho scoperto in lui uno scellerato sotto il manto della dolcezza. Mi accusa di avere rubato a lui e alla famiglia in tutto il tempo di mia vita, e specialmente nell'occasione della Fabbrica! 1 Io? Io? io che mi sono rovinato per la famiglia di mio padre 1 Ma io sono caduto involontariamente in questi discorsi, e non ne meraviglierai, perchè dopo l'atto infame di mio fratello io non ho più quiete, mi sento l'inferno nel petto, e panni di trovare un refrigerio se ne dico una parola con qualcuno. Addio Addio
Il tuo G. G. Genova. 15 Marzo 50.
Al Sig* Angelo Rizzoli presso il Sig. Ludovico Tran. Miramonte. Bologna.
XXVI.
Mio Angiolìno,
Ieri mediante la moglie del Prof. Gherardi ho avuto le tre tue Pive, ed il bocchino : le ho subito provate, e vanno bene tutte e tre, più però sul mio che sul tuo bocchino, per effetti del labbro più avvezzato a quello che a questo. Suonandole, riusciranno, almeno due certamente, per suonare anche Concerto, ove occorre che la pivetta unisca ad una grande flessibilità una forza straordinaria negli acuti; e questo è il difficile, perchè quando hanno la necessaria flessibilità per dare un carattere di voce argenteo, e