Rassegna storica del Risorgimento
RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1944
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1944 giovanili Maiali
XLIIL Caris Cugino, Genova 8 Settembre 60.
Allorché nello scorso mese mi recai in Bologna per rivedere la mia diletta patria, dopo tanti anni di esigilo, udii con mia sorpresa muovere sospetti da taluni sulla mia fede politica, e dubitarsi che io aspirassi a Repubblica. La puerilità e la stranezza di siffatto dubbio non mi destò che riso e sprezzo; tanto più che la stimai paura di ben pochi: ma purtroppo m'accorsi in appresso che di molti era questo pensiero, e presso alcune poche oneste persone non tacqui e dileguai dall'animo loro l'ingiusto sospetto. Ora ho incontrato in Genova un mio concittadino ed amico, che mi ha aperto il medesimo sospetto, non dissimulandomi come molti stimassero avere io mire e tendenze Repubblicane. Vedi pertanto che io non poteva più tacere senza dar credito all'errore de' miei concittadini e nuocere a me e ad essi, che un falso giudizio sugli nomini può guidare a gravi ingiustizie.
A voi pertanto mio vecchio amico dichiaro, come a depositario dell'animo mio, che io fui e sono franco e leale seguace di Re Vittorio Emanuele e della politica che intende a riunire sotto il suo scettro Italia tutta, che io fui e sono con Garibaldi e colla sua spada gloriosa e indipendente; e che mi stimerei o pazzo o traditore della patria se formassi un pensiero, se avessi un'aspirazione verso la Repubblica.
E questa, la non è mia opinione e fede di oggi: sappi, che nei primordi dell'anno scorso, quando cominciavano a rumoreggiare voci di prossima guerra per cacciare dall'Italia lo straniero, io feci atto di piena adesione alla polìtica di Vittorio Em.le con una mia lettera che scrissi al suo Ministro Conte di Cavour, dal quale subito dopo il suo ritorno da Plombières ebbi, in data del 4 Aprile, cortese ed onorevole risposta, ove mi si diceva ancora che il Governo del Re faceva assegnamento sulla mia persona.
Se poi non venni chiamato, accadde forse perchè non ne venne fl bisogno, o perchè si ebbe copia di uomini più capaci dime, epiù probabilmente perchè il Ministro ne venne distolto dagli stessi maligni insinuatori di quel sospetto, che ora intendo a bandire, i quali per mala sorte accerchiarono il Ministero e seppero co* loro artmzii seminare paure sopra di me e de' miei passi. La qua! cosa io tengo tanto più probabile, perchè ad uno di questi io scrìssi, ripetendogli la mia offerta, e come la mia ambizione fosse quella di morire per lo mio paese, e non ebbi neppure l'onore di una risposta.
Io sono indotto a pensare così, perchè nella mia patria testimone de' miei principi e de* miei sagrinzi non avrebbe potuto nascere e mettere radici quel sospetto, senza maligne e scaltrite insinnazioni, che non da altri poterono muovere, se non che dai liberali di ieri e dai moderati; i quali temendo che l'intervento di uomini energici e di azione, martiri la più parte delle abbattute tirannie, li facesse scendere dai seggi del potere, dai lucrosi offizi e dagli onori (che è il solito banchetto di siffatti liberali) tentarono con cotesto ed altre calunnie di screditare questi uomini o almeno di farli apparire quali spettri pericolosi.
Che costoro seguitino a calunniare me e gli altri mille del mio carattere e della mia fede è naturale, e non penso per certo a farli tacere. Io intendo solo a togliere d'errore gli onesti liberali e ad impedire che si associno a coloro per tormentare con ingiusti sospetti la reputazione di uomini che sacrificarono tutta la loro vita per il loro paese; che eoi loro fatti e le parole loro prepararono gli eventi di oggi; di quegli uomini che furono liberali di azione quando l'esserlo non fruttava onori e denari, ma costava la testa.