Rassegna storica del Risorgimento

RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1945>
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Giuseppe Galletti nella sua corrispondenza, ecc. 1945
Amo la repubblica e veggo in essa quel bello estetico che dovrebbe reggere l'intera umana famiglia, ma non la tengo attuabile in questi tempi; anzi stimerei parricida chi mandasse solo un grido per invocarla. Detesto i partiti che hanno per bandiera un nome: la mia bandiera è quella che guida all'unione d'Italia, quella di Vittorio Em.le e di Garibaldi che combattono per essa; e sarei lieto se, quantunque grave di anni e di patimenti, potessi sugellare col mio sangue, questo mio sentimento che forma il sospiro della mia vita.
Senza che io te lo dica, tn già conosci che ti scrivo onde tu faccia parte di questa mia lettera a tutti i buoni. Addio
Tuo Affino cugino G. Galletti.
Al Sigr Angelo Rizzoli presso la Banca Nazionale Bologna.
Mostra a tutte le persone più. influenti questa mia lettera, e fallo colla più gran sollecitudine.
Amo fra gli altri che sia letta da Oppi: tu conosci chi sieno quelli cui bisogna togliere le balzane idee insinuate sul conto mio, e mi fido di te. Avverto che cgual lettera ho scritta ad Ottavio. Rispondimi a Cagliari ove mi reco in questa settimana.
XLTV. Mio Caro Angiolmo, Montevecchio 12. Nov*. 60.
Ho ricevuto il tuo bigliettàio coll'acclusa lettera, è saluterai tantissimo chi te la consegnò.
La promozione di Minghctti al Ministero ha disgustato e meravigliato tutti quelli che non appartengono alla sua casta. In tempi si diffìcili l'assunzione al Ministero di un moderato fra i moderatissimi è un controsenso, è un porre un drappo mortuario in mezzo a un banchetto di nozze, un papavero fra i lauri, le rose e le camelie. Forse fu assiso colà unicamente per comparsa, e per cuoprire un seggio vuoto, ed allora vi può essere una scusa, che non onora però né chi scelse, né chi accettò.
Questa elezione tronca del tutto le mie giuste speranze di un posto o nell'armata, 0 nel Governo, e potrei dire ancora calpesta la promessa fattami da Cavour. Pazienza! Io non ambiva un posto né per danari, né per onori, ma per finire la mia vita servendo al mio paese, siccome la cominciai: si numerano sulle dita in Italia i superstiti che fino dal 1821 abbiano agito e proseguito ad agire e a soffrire quale sono io.
Mi pare ti dicessi che vorrei vendere il fondo St. Antonio: se ti capita qualche
occasione, ne previeni Tubertini e me.
Saluta i parenti e prosegui a voler bene al tuo cugino.
Giuseppe.
XLV. Caro Angiolina* Giovedì 17.
Mattioli, che riparte per Palermo, viene oggi a pranzo da me, aspetto anche te alle 4 suonate, prima però delle 4 , non v'è che Leonida e noi tre ex Galeotti: tu vedi che
non si pud mancare.
Il tuo Giuseppe.