Rassegna storica del Risorgimento

RIZZOLI ANGELO ; GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1950>
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1950 Giovanni Maiali
LTV. Caro Angiolino, Montcvecchio 24 Feb 62.
Voleva cominciare la mia lettera strapazzandoti per il tuo lungo silenzio, ma ho pensato che tu ne morresti di dolore o di paura, ed io voglio, come Cristo, non la morte, ma il pentimento del peccatore: pentiti Don Giovanni, ossia D. Angiolino, scrivimi, e sei assolto. So che stai bene, che ti diverti, e va benissimo, ma nulla so de' miei due piccoli affari; voglio sperare che mediante le tue cure siano finiti, ma ho bisogno non di sperarlo, ma di saperlo con certezza.
Se io avessi a temere rincontro de* due miei creditori, benché entrambe sieno sigiarla, io non verrei più a Bologna; e te lo accerto, che se all'Agosto, quando mi allontano di qui, non avessi avuta la tua affermazione che ambo i conti furono saldati, io non mi avvicinerei neppure a Bologna. Tu vedi che sarebbe un dolore per me, e yer la mia famiglia: il tuo cuore tenero e dolce come una ricotta inzuccherata patirebbe del Nostro dolore, e perciò non solo per lo mio, ma ancora per lo tuo bene fammi sapere che tutto finì.
Saluta Ottavio, e se trovi Orsolino nel sortire di Chiesa, fa lo stesso con lui. Vorrei che salutasti gli amici miei. Ma quali scegliere? Nessuno nessuno, giacché potrei sbagliarmi. Voglimi bene. Addio.
Il tuo Affino cugino Giuseppe.
LV. Mio Caris0 Angiolino, M. Vecchio 24 Marzo 62.
Nulla ebbi: la lettera che mi scrivesti rimase nelle saccoccie di quello cui la con­segnasti: poco male: ora che so tutto finito, sono quieto e ti ringrazio. Potevi tenerti ancora la ricevuta di Corticelli, come ti terrai l'altra di D. Rodriguez, che mi darai quando nell'Agosto ci vedremo, se i tesori di guadagno mi danno modo di fare il viaggio dopo le spese enormi che ho fatte e fo per lo traslocamento della mia famiglia: allora ti pagherò il resto di che rimani creditore.
Davvero che ho riso quando ti ho udito delegato alle operazioni metallurgiche: ecco dove conduce quella mania di far ballare e balzare sempre qua e là i poveri impiegati!
E da molto che cerco di mettermi in corrispondenza con qualcuno a Roma, ma dopo 13 anni di lontananza a chi dirìgermi?
Chi mi assicura che gli uomini del '49 sieno vivi ora, sieno in Roma, sieno liberi, sieno di cuore e di pensieri eguali a quelli d'allora? Senza di ciò io non posso scrivere a veruno. Se fossi a Bologna, o a Genova o a Torino potrei da questi centri popolosi avere qualche*] urne, ma qui non ho che scogli, cielo e mare.
Guarda tu se potessi trovare qualcheduno cui scrivere con sicurezza. So che in Roma e nelle marche e nelle Umbrie, ove non giunse l'alito velenoso dei Farmi, dei Minghetti e di Montanari, io conservo quel nome, quell'influenza e quel prestigio ohe nii procacciarono le opere mie.
Pensaci con qualche premura.
Io ti pregherei ancora di adoperarti in Bologna, ma là tengo opera inutile, gover­nandovi sovranamente la Consorteria de' moderati: tuttavia se in qualche comune si aprisse un Collegio per la nomina di un deputato guarda di propormi: se anche non