Rassegna storica del Risorgimento
PRATO ; CIRONI PIERO ; MUSEI
anno
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1937
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pagina
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1988
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1988 Libri e periodici
Nello stadio della formazione giovanile del suo personaggio il Pestati procede, di solito, più pei induzioni e per congetture clic con prove preciso e documentate; sicché dalle sue pagine, talvolta irte di fatti e di note, non balza ancora chiara e inconfondibile, come sarebbe pur tanto desiderabile, la figura del futuro dominatore della politica italiana.
Egli afferma più volte che il Depretis non è stato ancora studiato o è stato studiato male, perciò continua a raccogliere poca simpatia e scarsi apprezzamenti; ma è appunto la ragione di co testa scarsità di impressioni favorevoli, di cotesto generale atteggiamento, passato e presente, poco cordiale che conveniva indagare, con maggiore sicurezza di dati e con uno studio introspettivo più esauriente, non solo attraverso elementi esteriori, anche se molteplici e multiformi.
H Cavour, che era un profondo conoscitore di uomini, ebbe sempre nel Depretis pochissima fiducia, anche quando le circostanze politiche portarono entrambi ad una dimestichezza migliore. È un uomo di neve, è dominato dall'indecisione; il suo proponimento dell'oggi è dimenticato all'indomani per una futile circostanza . Sono parole assai gravi, che il Cavour cercò più tardi di attenuare di molto; tuttavia il giudizio è giunto fino a noi, quasi immutato. Il Festari, in verità, s'industria in ogni modo di dimostrare che ogni atteggiamento del Depretis non sempre aperto, soprattutto di fronte al rapido incalzare degli eventi, non è altro che il frutto di una ben oculata prudenza e di un esame dei fatti freddo e misurato (vedi, tanto per citare qualche esempio, le pp. 58,74, 78); ma le prove che egli adduce e le sue laboriose considerazioni non bastano punto a convincerci che non ci fosse proprio nel carattere e nell'agire del Depretis qualcosa sempre, di ambiguo, di irresoluto, di non profondamente meditato.
I capitoli migliori del libro sono gli ultimi, che trattano della sua attività giornalistica e parlamentare, come si manifesta, dopo il 1850, soprattutto attraverso le discussioni sulle provvidenze democratiche e sociali e la difesa delle istituzióni liberali e del concetto unitario dello Stato; 11 la concezione politica del Depretis, fattasi con l'andar degli anni più matura, appare più rettilinea e più costante.
MARINO CERAVEGNA
ENZO TAGLIACOZZO, Voci di realismo politico dopo il 1870 Bari, Laterza, 1937-XY, in-16, pp-.;:151. L. 10.
Sono quattro saggi, idealmente concatenati, nei quali è messo chiaramente in risalto il pensiero di un gruppo di autorevoli conservatori, esponenti di una corrente di stadi politici e sociali, la quale si delinea a Risorgimento concluso e che, a buon diritto, si può chiamare realista.
Il primo saggio è dedicato a Stefano Jacim, figura eminente di uomo di stato (fu più volte ministro nei gabinetti Cavour, La Marmerà. Bicasoli) e di fisiologo preciso e acuto delle condizioni italiane storiche, finanziane, agrarie, amministrative negli ultimi quarant'anni del secolo passato.
Le sue due opere d'indole strettamente economica: La proprietà fondiaria e la Popolazione agricola in Lombardia, del 1854 e La relazione finale presentata, un trentennio dopo, al Presidente della Giunta per l'inchiesta agraria non hanno perduto neanche oggi, anche se quasi del rutto dimenticate, il loro grande valore, perchè l'Italia rurale attuale conserva ancora, in qualche, parte il volto descritto dallo Jacini.
Nella prima egli tende a dimostrare, attraverso l'esame minuto e scrupoloso dei diversi contratti agrari, che la questione sociale e la questione tecnica sono tra di loro saldamente connesse, sicché la promozione -del progresso agricolo porta necessaria-mente al miglioramento comune dei proprietari e dei contadini.