Rassegna storica del Risorgimento
PRATO ; CIRONI PIERO ; MUSEI
anno
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1937
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pagina
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1989
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Libri e periodici 1989
Nella seconda, sono notevoli soprattutto le conclusioni. Le condizioni dell'Italia (scriveva fin d'allora lo Jacini e le parole sue han veramente precorso i tempi) non sono disperate: l'Italia agricola risorgerà a patto che la lotta per la sua redenzione sia impegnata con tenacia.
Bisogna che Stato, Province e Comuni cessino di fare mia politica fastosa e costoso*
la quale permetta di alleggerire dei pesi fiscali intollerabili il possesso fondiario; biso-
gna che si faccia di tutto per sradicare pregiudizi e consuetudini inveterate; bisogna
bonificare e rimboschire e sorvegliare attentamente e amorevolmente agricoltura e
agricoltori.
Discutibili, invece, sono le idee, i suggerimenti, le teorie che lo Jacini espone in altri libri d'indole storico-politica, che trattano del regime parlamentare, della crescente estensione dell'azione statale, 'del suffragio universale indiretto, dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato: tanto è vero che.molte soluzioni da lui proposte ebbero esito del tutto negativo o si effettuarono nel senso opposto a quello da lui auspicato.
Ma dalla lettura di queste opere si possono ricavare, almeno, due ammaestramenti utili ancor oggi; cioè che se si vuol far della storia convien conoscere di ogni fatto le condizioni precise dopo indagini minuziose; e che la politica non è improvvisazione, oratoria, retorico, ma è studio di questioni concrete che vanno poste seriamente e scientificamente.
II secondo saggio tratteggia mi altro studioso della fine delTO ttocento, un meridionale della Destra, Pasquale Turiello, di cui il Tagliacozzo esamina particolarmente l'opera voluminosa Governi e governati, la quale riallaccia lo scrittore alla migliore tradizione del pensiero politico nazionale. Piuttosto debole nella sintesi, il Turiello non riesce sempre a padroneggiare l'ampio materiale raccolto; e giustamente ancora, il Taglia-cozzo gli rimprovera un sociologismo talvolta un po' grossolano che affiora qua e là nelle citazioni dello Spencer; ma le sue pagine, intese ad accertare i caratteri, i bisogni, le virtù, i vizi degli italiani onde traggano consigli e propositi nomini di stato e legislatori; si leggono con il più vivo interesse. E alcune osservazioni acutissime hanno nn vero sapore di profezia: quali la necessità impellente di nuove imprese belliche, le uniche, a suo giudizio, che fossero veramente capaci di rinvigorire la fibra infiacchita degli italiani; la funzione essenzialmente unificatrice da imprimere all'esercito; la necessità, per cementare l'unità statale e nazionale, di sottrarre la direzione politica alle assemblee elettive esercitanti una tirannide analoga a quella delle monarchie'assolute, per affidarla ad elementi sicuramente responsabili.
Il terzo saggio più significativo dei precedenti, studia la questione meridionale dopo il 1870 attraverso gli scritti del Villari, del Franchetti e del Sonnino, ai quali spetta, come ognun sa, il merito di aver influito enormemente sull'opinione pubblica, restia sino allora (e anche più tardi, purtroppo) ad ammettere, nonché la gravità del problema, persino l'esistenza di una questione sociale, vera e propria, del Mezzogiorno.
Sull'argomento vi è ormai un'intera biblioteca: tuttavia il Tagliacozzo trova modo di darci qualche buona nuova notizia e di esprimere qua e là giudizi ed apprezzamenti degni di considerazione. Tra l'altro mi par ch'egli colga bene nel segno il limite dell'attività del Villari, la cui propaganda, tutt'altro che inutile, ebbe però un carattere piuttosto letterario e dottrinario e generico, sicché il suo influsso fu efficace ma non duraturo. Anche la posizione del Franchetti e del Sonnino, i veri pionieri della questione, è molto ben delineata: essi, dice giustamente il Tagliacozzo, non si discostarono, nelle linee generali, dal Villari; ma, pure essendo animati dallo stesso spirito umanitario, diedero alle loro ideo il sostegno di un'analisi accurata e profonda, di osservazioni dirette e personali, di cui nel Villari non si trovo traccia alcuna.
Franchetti e Soim ino guardavano alla questiono meridionale non più da un punto di vista moralistico, ma concreto e realistico; e riuscirono ad impostarla nei suoi termini esatti. Ma soprattutto i volumi dell'inchiesta sulla Sicilia sono un vero modello