Rassegna storica del Risorgimento

PRATO ; CIRONI PIERO ; MUSEI
anno <1937>   pagina <1990>
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1990 Libri e periodici
ancora, per chi voglia compiere seri studi sociali e politici, e si possono senz'altro dire ano ad oggi insuperabili. Soprattutto è da rilevare che, fra l'altro* i due valentuomini hanno richiamato insistentemente l'obbligo dei governi sulla necessità che fosse col* inato l'abisso tra il ceto operaio e il ceto contadino; tra il proprietario terriero, rimasto ad onta del mutare delle leggi barone nell'animo, e il contadino, dicbiarato dalla legge libero cittadino, ma nel fatto rimasto servo.
Mentre i due toscani riuscivano a cogliere acutamente le cause economiche e sociali deU'inferiorità del Mezzogiorno, un'altro amico loro, Giustino Fortunato, un meridionale che diede tutta la lunga esistenza per l'elevazione civile e morale della sua regione, scorgeva che il Mezzogiorno era un paese arretrato soprattutto perchè era un paese naturalmente povero. Così il problema veniva illuminato interamente, non solo nei suoi apporti fondamentali.
E al Fortunato il Tagliacozzo dedica l'ultimo saggio, il più riuscito; perchè all'in­dagine più severa si accompagna qui la nota affettuosa e commossa per questo uomo tetragono, la cui vita politica fu ima continua polemica contro le illusioni, la retorica, le amplificazioni, la nullità del pensiero e dell'azione.
Il suo merito precipuo è di aver visto, come si è detto, nelle condizioni geogra­fiche, economiche, climatiche la causa di inferiorità del Mezzogiorno rispetto al Set­tentrione: all'isolamento, a cui la posizione geografica condannò le provincie meridio­nali, alle condizioni del clima e del suolo, si deve, secondo lui, attribuire la scarsa divi­sione della proprietà, la povertà dei capitali, la mancanza di borghesia e tutti i conse­guenti mali morali, messi cosi evidentemente in luce dagli studi del Franchetti e del Sonnino. Cosi egli tentò (e riuscì in gran parte) di demolire il giudizio fatto, in un Mezzogiorno orto delle Esperidi od Eldorado d'Italia, giudizio inveterato che avevano divulgato storici eletti, come il Cuoco e il Colletta. Fu accusato di avere della storia un concetto rigorosamente naturalistico e deterministico; e il Tagliacozzo ribatte all'accusa con giustificazioni che, in massima, sono accettabili.
Naturalmente non ci trovano in tutto consenzienti alcuni suoi atteggiamenti poli­tici. Le sue idee erano schiettamente liberali; perciò egli non vedeva di buon occhio ogni atto che accrescesse l'autorità del Governo a scapito della Camera. Aborrente dai rigori polizieschi, votò contro la pena di morte, contro l'ammonizione, giudicò troppo severe le repressioni dei moti sociali del 1893 e del 1898, difese nel 1898 sociali­sti e radicali, si pentì di non aver votato contro la costituzione dei tribunali militari: però il suo pensiero, convien riconoscerlo, mutò a mano a mano sensibilmente di fronte al progredire degli eventi: e pur rifuggendo dai metodi rivoluzionari e dalle con­cezioni collettivistiche, credette fermamente che lo Stato dovesse andare incontro alle esigenze della plebe e dimostrò vera comprensione per i problemi dei contadini, che volle sgravati dai dazi e dei tributi più esosi. Certo, specialmente dopo la guerra mon­diale, cadde in un disperato pessimismo, di cui dà prova l'ultimo suo scritto: Dopo la guerra sovvertitrice; pessimismo che si può spiegare, tuttavia, se si pensa che egli era ormai vecchio e vedeva crollare a mano a mano tutti i concetti economici, finanziari, politici, che aveva difesi per tanti anni e con tanto accanimento.
Ma ci lasciò morendo un ammonimento che non dobbiamo dimenticare: nella vita politica, come nella vita privata, il calcolo migliore è stato sempre, ed è, la lealtà ; e a tale precetto egli tenne fede, costantemente.
Il volume del Tagliacozzo, pur nella sua forma frammentaria, è un valido contri­buto (perciò ne abbiam fatto argomento di una lunga recensione) a quella storia, che ancora attendiamo ansiosamente, sul periodo che poariam chiamare, in largo senso, umbertino; nel quale, contrariamente a quanto comunemente si pensa, si hanno da ricercare, in mezzo a mille traviamenti ed errori, i segni precursori e i fermenti inavver­titi di non poche idealità che solo oggi hanno trovato terreno favorevole alla loro
piena esplicazione.
MASINO CIRAYEGNA