Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO
anno <1937>   pagina <161>
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Il processo del generale Ramorino
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Non sentendo invece nessun colpo, Chrzanowski mandò in ricognizione il capitano Casati verso il mezzodì. Questi ritornò alle otto di sera, informando di non aver trovato la quinta alla Cava, dove non c'era che un battaglione di bersaglieri, al comando del maggiore Manara, ed un battaglione del 21 che si ritirava verso Mortara; e avendo chiesto del generale Ramorino, gli avevano risposto che era andato a pranzo a Stradella! Essendogli pur stato riferito come verso Zerbolò ci fossero già i tedeschi, Chrzanowski ordinò l'avanzata verso Mortara per arrestare la marcia nemica, ma le truppe non poterono, essendo tardi, occupare le posizioni indicate (cosa che senza dubbio sarebbe avvenuta se il cannone avesse tuo­nato dalla Cava secondo l'ordine tassativo dato al Ramorino) onde il .rovescio di Mortara. Per ciò gli ritirò il comando ed alla sua domanda d'essere sottoposto ad un'inchiesta, presi gli ordini dal Re, rispose acconsentendo, ma vietandogli di presentarsi alle truppe.
Si legge inoltre la conferma di tale testimonianza ove il Chrzanowski aggiunge come, dopo tutte le spiegazioni date il 16, il generale Ramorino gli chiedesse se gli avrebbe dato quegli ordini per iscritto; e così aveva fatto, ed essendo arri­vati poco dopo il generale Fanti ed il colonnello Berchet, aveva loro ripetuto ogni cosa. Anzi gli sembrava ricordarsi che vi fosse ancora presente il Ramorino.
Si passa poi alla lettura della deposizione del generale La Marmora, che conferma il lungo colloquio di Alessandria tra il generale maggiore ed il Ramorino, durante il quale andava e veniva per doveri d'ufficio, ma senti che si parlava della posizione della Cava da occuparsi e del movimento offensivo su Pavia. Successivamente si leggono le spiegazioni date pure in proposito al generale Fanti e al colonnello di S. M. Berchet.
Manfredo Fanti, sentito a Chiavari, dichiarava d'ignorare sé il generale maggiore avesse per iscritto dato ordini al