Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO
anno <1937>   pagina <165>
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li processo del generale Ramorino 165
delle fantasie riscaldate; e qui l'uditore di guerra, cui va mancando la voce pel commovimento dell'animo, dà le comu­nicazioni seguenti sui conquesti in carcere del Ramorino.
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Giunto il 22 a Novara per l'ordine ricevuto, mandò il suo aiutante maggiore dal generale Chrzanowski per avere un colloquio. Fu ricevuto alle 3 del mattino seguente e si fu d'accordo che scrivesse una lettera per essere rimesso nel comando ed ottenere un'inchiesta. Difatti seppe poi che la sua domanda d'una inchiesta era stata accolta, ma che non avesse più a presentarsi frattanto ad alcuna truppa.
Nello stesso 23, alla sera, persa la battaglia, siccome molte truppe fuggivano nella direzione d'Oleggio, lasciata la sua vettura al mastro di posta in Novara, col suo aiutante maggiore ed il maggiore Galanti si diresse a piedi a quella volta, arri­vando alle 4 molle e brutto di pioggia e di fango. Immediata­mente colla posta parli per Arona temendosi l'arrivo dei tedeschi. Vi alloggiò all'Albergo Reale, dove fu avvertito che in una sala vicina vi era gran quantità di persone, che cari­cavano le armi e dicendosi soldati della Guardia Nazionale lo costituirono in stato d'arresto. Alle 4 giunse il generale Solaroli, che, disarmatolo, lo fece accompagnare dai carabi­nieri a Borgomanero per salvarlo dall'ira popolare. A Borgo-manero scrisse al Re avendone risposta che la sua spada l'avrebbe a Torino dall'ufficiale che l'accompagnava. Alle 9 di sera scortato dall'Arma veniva chiuso in Cittadella; onde reclamava la sua libertà sulla sua parola d'onore fino a che fosse stato giudicato.
Interrogato sul motivo del suo arresto, rispondeva di credere (da quanto gli aveva detto il generale Chrzanowski) che fosse per non aver eseguito un ordine riguardante le mosse della sua divisione, ordine che disse non aver ricevuto, come pure
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