Rassegna storica del Risorgimento
RAMORINO GEROLAMO
anno
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1937
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pagina
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171
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Il processo del generale Ramorìno 171
Eppoi, quali mai potevano essere le operazioni, che il generale maggiore meditava, mentre alla concentrazione nemica si opponeva una linea cosi debole su tutti i punti, di cosi agevole rottura, tale da potersi portare il nemico a piacimento sulle principali nostre comunicazioni, onde noi eravamo vinti già prima di combattere ?
Se si voleva prendere contemporaneamente al Radetzky l'offensiva si doveva attaccare di viva forza Pavia ov'era il nerbo nemico; ma far ciò non era neppure immaginabile con una debole divisione incapace di riuscire nell'attacco come nella resistenza.
Se poi s'intendeva di stornare il nemico dai suoi progetti dirigendo per Novara un corpo nostro verso Milano, in tal caso Radetzky, o non avrebbe curato questa nostra dimostrazione, oppure staccando parte delle sue forze per coprire Milano avrebbe lasciato verso Pavia una forza di gran lunga superiore a quella che si voleva opporre.
E qual'era mai la linea di ritirata per le truppe nostre alla Cava ? Lo stesso generale maggiore scriveva che la quinta divisione avrebbe avuto sempre dietro di sé due strade; quella di Mortara e quella di Sannazzaro. Senonchè gli ordini emanati il 16 ed il 17 marzo non fanno più accenno alla strada di Mortara ingiungendo di assicurarsi quella sul ponte di Mez-zanacorti e quella di Sannazzaro; onde ne consegue che quella per Mortara era tacitamente vietata. CoU'ordinc poi di distruggere il ponte sul Po, veniva pur tolta quella per Mezzanacorti, rimanendo solo la strada su Sannazzaro, per la quale sarebbesi nella ritirata dalla Cava la nostra divisione esposta ad essere sopraffatta ed interamente distrutta prima d'essere soccorsa dalla divisione Durando, di quattro miglia distante.
Venendo agli avvolgimenti e contraddizioni che si pretende di trovare nel foglio del 19 marzo diretto al generale maggiore, a cui vorrebbesi dare un significato sinistro, nel medesimo si potrà trovare una certa oscurità di espressioni e di idee, non mai dei disegni colpevoli. Tanto è vero che da dette