Rassegna storica del Risorgimento
RAMORINO GEROLAMO
anno
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1937
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Tancredi Galimberti
Soggiunge l'avvocato BrofFerio: la convenzione del 25 marzo non essere un semplice armistizio, ma un. atto di pace che sospende la guerra; armistizio, dice egli, essere quello che lascia le cose nello stato in che si trovano all'atta in che desso viene concluso; egli vede ora invece le cose ben mutate; i due eserciti che prima si combattevano in campo occupare ora e difendere insieme la prima fortezza dello Stato; ove prima tuonava il cannone, ora intendersi amichevoli sensi; la durata dell'armistizio essere indefinita, già quasi due mesi essere trascorsi in tale pacifica condizione; ricorda alcune parole della circolare dello attuale Presidente del Consiglio dei Ministri agli elettori di Strambino, nella quale è detto che la guerra è oramai impossibile; cita le parole stesse colle quali s'intesta l'atto dell'armistizio, come preliminare di pace; quando il Re, egli dice, ha data la sua parola d'onore che concluderà quanto prima un definitivo trattato di pace, chi metterà in dubbio se debbasi o non questo dir tempo di pace ? Ricorda le parole pronunciate in Parlamento; quando vi fu data lettura della convenzione dell'armistizio il deputato Lanza vi dichiarava: non essere quello un armistizio, ma una vergognosa capitolazione che ci carica di catene; il Ministro Pinelli diceva: riguardarlo come capitolazione preliminare di pace; il deputato Sineo affermava: essere quella una pace definitiva; ci si dice, conchiude egli, che noi siamo in tempo di guerra, e siamo in tempo luttuosissimo di pace.
L'avvocato cav. Franchini si unisce ai suoi colleghi. L'avvocato BrofFerio aggiunge essersi trascurato nel processo del generale Ramorino: la più. grande guarentigia che la legge accorda in simili giudizi, la processura orale ed i pubblici dibattimenti; perciò riconoscere nel caso presente un vero eccesso di potere; afferma non essersi nemmeno fatto constare della persona dell'accusato. Ricorda poi la parola scientemente adoperata nella legge, laddove parla della omissione di ordini ricevuti in guerra, e dimostra nelle speciali circostanze nelle quali si trovava il Ramorino la sua condotta sia giustificata dalla sua situazione. Osserva, come distante 20 miglia dal Quartiere Generale, si ritrovasse il medesimo privo di ordini da 4 giorni, in presenza di un nemico assai superiore di forze, obbligato dalle circostanze a modificare gli ordini già ricevuti. Ricorda esempi di fortunate e lodate contravvenzioni agli ordini avuti commesse in consimili circostanze da distinti generali dell'esercito francese: Desaix con una disobbedienza vinceva a Marengo; Grouchy a Waterloo colla sua irremovibile ubbidienza cagionava invece la grande sventura della Francia.