Rassegna storica del Risorgimento
RAMORINO GEROLAMO
anno
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1937
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pagina
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185
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// processo del generale Romorìno 185
Però il Masson ritiene che le projet de Chrzanowski restati exécutable, à la condition toutefois d'opérer avec beaucoup de rapidité... mais il prit (Chrzanowski) si mal ses mesures, quHl se laissa prevenir par Vennemi.
Di qui il sospetto del La Farina che il Chrzanowski abbia fatto del Ramorino, già suo rivale in Polonia, il capro espiatorio, come ognor succede ad ogni grande disfatta, quia expe-dit unum, mori prò populo. O come Tacito nella vita d'Agricola, Gap. XXVII, iniquissima haec bellorum condìctio est, prospera omnes sibi vindicant, adversa uni imputantur.
Si parlò pure (forse a ricordo dei moti del 1833 in Savoia) che ci fosse un'intesa del Ramorino con i rivoltosi di Genova. Vi accenna Massimo d'Azeglio in una sua lettera alla consorte e il Masson lo scrisse apertamente: ce qui est encore plus probable, pour se ménager le moyen de domer la main à la jaction républì-caine à Génes, avec laquelle il passait pour avoir des engagement s .
Di ciò non vi è accenno nel processo e tanto meno nella sentenza, che tace pure in ordine all'accusa grave di fuga davanti al nemico. Difatti, scrive il maggiore generale Solaroli nella sua lettera del 2 aprile 1849 al Ministro della Guerra: Che il Ramorino aveva di già noleggiata una barca con 6 uomini per tradurlo in Svizzera, cosa che non posso garentire, era la voce che correva in Arona . Però, dato un avventuriero di quella fatta, resta sempre grave il deposto dell'aiutante di campo luogotenente Filippo Mazzucchelli da Brescia: Parmi che quando eravamo in Novara e dopo la battaglia, ci consigliavamo sulla via per fuggire dai tedeschi, determinò (Ramorino) di pigliare a preferenza la strada per Arona, poiché per quella fosse anche più facile passare alV Estero .1J
i) Di recente l'on. I. Bonomi nel atto Mazzini triumviro della Repubblica Romana afferma che: il 3 aprile, Mazzini scriveva all'Assemblea Costituente che le notizie di Genova continuavano buone e che l'arrivo della Divisione Lombarda in aiuto degli insorti avrebbe portata la decisione . Ma in ciò Bamorino non c'entra, essendo già chiuso nella cittadella di Torino, e detta Legione, dopo aver prestato in Alessandria giuramento di fedeltà, si disciolse, consenziente il governo Sardo.