Rassegna storica del Risorgimento
RAMORINO GEROLAMO
anno
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1937
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pagina
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186
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186
Tancredi Galimberti
Ramorino nella sua difesa invocò l'esempio di' Desaix a Marengo, di Oudinot a Wagram (e oggi si può aggiungere di Mac-Mahon a Magenta, di Piane! a Monzambano e dello stesso generale D'Aspre, che mandato a Vercelli si rivolgeva su Novara) ma detti generali non trovando il nemico andarono giustamente a trovarlo. Ramorino invece quando l'austriaco, respinto lo sparuto battaglione Manara alla Cava, puntava inatteso su Mortara, il nemico non lo cercava, ma andava in cerca di un buon pranzo (con due sgualdrine afferma il Pinelli) a Stradella !
Casa Savoia d'altronde non perdonò al conte di San Sebastiano, anche vittorioso, d'aver disobbedito all'Assietta al comando del conte di Bricherasio, che lo chiamava a ritirarsi dalla sella per concentrarsi sulla vetta; e Napoleone giustificò Grouchy perchè, obbediente ai suoi ordini, non lo raggiunse a "Waterloo, malgrado il consiglio del generale Gerard d'obbedire alla chiamata del cannone. D'altro canto, ben disse pure Napoleone, la victoire couvre les plus grandes fautes.
Il processo del Ramorino ha molta somiglianza, se vuoisi, piuttosto con quello del maresciallo Bazaine per la capitolazione di Metz; entrambi uomini piò. di braccio che di testa, e facili a perderla trovandosi negli imbrogli.
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D'altra parte non si può dire che per lui fu persa la giornata di Mortara, preludio alla rotta di Novara, in quella guerra di quattro giorni, come l'altra di Waterloo. Del fatto della Cava1} scrisse nella sua Storia d'Italia il La Farina (e confermò oggidì il Lemmi) : Il tardo annunzio delle mosse degli Austriaci
i) La Cava era un viìlaggetto posto sa un'altura scoscesa* che domina quasi tatto il terreno fra il Ticino e il Po, onde coprivo da ogni sorpresa tutta l'ala destra, che colla divisione Durando a sua volta copriva Mortara*