Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO
anno <1937>   pagina <190>
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Tancredi Galimberti
eomechè in parte a tale sua disobbedienza dovuto, la clemenza di un nuovo Re, soldato anch'egli ed esperto delle vicende dei campi, non sarebbe stata fatalmente trattenuta, se quella bieca parola di tradi­mento non si fosse cacciata con iniqua sbadataggine ad attraversarne le mire.
Cosi le stoltezze de* partiti sono giunte e spesso giungono con ispaventoso esempio al di nostro a corrompere le più generose inten­zioni, e a perdere coloro stessi che poco prima avevano con caldissimi voti innalzati
Giunta la carrozza al Campo di Marte, oggidì corso Vittorio Emanuele II, il Generale traversò con fermo piede la vasta piazza ed andò a collocarsi ove ora sorge proprio il monu­mento al Gran Re, di fronte al plotone d'esecuzione.
Per una crudele disattenzione gli si depose vicino il feretro; ma egli, senza turbarsi, ricusò la seggiola; rifiutò la benda per gli occhi; ringraziò i due sacerdoti; consegnò all'ufficiale comandante un magnifico orologio d'oro da far avere alla vecchia sua madre e chiese d'ordinare lui il fuoco, che comandò a capo scoperto e ad alta voce,1* dopo avere (secondo il Bersezio) con nobili parole rammentato alle truppe che lo circondavano il compimento dei sacri doveri che incombono ai difensori della Patria, e proclamata giusta la sentenza che lo colpiva, quantunque protestasse che per errore, non per malanimo, egli aveva fallito .
Ma secondo il La Farina disse invece: Muoio vittima del troppo amor mio patrio. Il tempo e la Storia mi giu­dicheranno .
1) Secondo l'autore della Vita del Beato Cafàssa il generale Ràmorino uè avrebbe parlato, né comandato il fuoco. Egli aveva, scrive, in antecedenza richiesto al servo di Dio se, per dar prova del suo coraggio, avrebbe potuto: comandare personalmente il fuoco; ma ne aveva avuto in risposta esser meglio di no. JFU dunque al comanda dell'ufficiale che, colpito da cinque palle, l'infelice generale cadde esanime a terra. Tra il funebre rullo dei tamburi precedente il fuoco, l'antico rivoluzionario spontanea­mente s'inginocchiò, domandò ancora la sacramentale assoluzione e la ricevè con profonda pietà. Né Ney, né probabilmente Murai, comandarono il fuoco; ma, a parte tutto, a ciò pel Ramorino si opponeva l'art. 573. n. 3 Codice penale militare.