Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO
anno <1937>   pagina <193>
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Il processo del generale Rumori-nò
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Anche Napoleone indulse con Dupont per la resa di Baylen; con Bernadotte pel vile contegno ad Aucrstadt; Garibaldi perdonò al colonnello Spinazzi una consimile condotta alla Bezzecca.
Ma furon atti di clemenza e non di giustizia, quale tutto il Piemonte la reclamava.
In fine, la dimostrazione più persuasiva che il giudizio del Consiglio di guerra a cui il Ramorino fu sottoposto (men­tre egli chiedeva solo una semplice inchiesta) corrispondesse al sentimento nazionale è questa: che sedente una Camera così demagogica da essere sciolta dopo tre mesi, e data la allora recente promulgazione dello Statuto, che all'art. 45 tassativamente prescrive: Nessun Deputato (e tale era il giudicabile eletto a Vercelli) può essere tradotto in giudizio in materia criminale senza il previo consenso della Camera questo articolo non fu mai invocato e la Camera non se ne curò né punto ne poco ignorando tutti i suoi diritti al riguardo, fatto unico e solo.
Quanto al generale Ramorino, di lui si può ripetere il giudizio che Camillo Pelletan diede del maresciallo Bazaine: La tenacità d'une sourde ambition: tette fut son histoire, tei jfut son crime .
TANCREDI GALIMBERTI Senatore del Regno

suo capo di S. M., quello del Comandante Superiore di artiglieria (e dato previamente subito avviso per iscritto al Quartier Generale) abbandonava la posizione di Crotta d'Arda che doveva tenere, e invece di coprire Piacenza (come ne aveva ordine) si ritirava col grosso dell'esercito su Milano.
il fallo, come giustamente lo definì te Carlo Alberto, non è mai da confondersi con il delitto; né quÀ fallo portò alla gravissima conseguenza della rotta di Mortara, come contribuì la sciente disobbedienza dal Ramorino; onde a torto scrisse il La Farina nella sua parzialisaimu storia: altri assai eran colpevoli, e non furono castigati, alcuni anzi onorati e premiati; r