Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <205>
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Roma nel 1860
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se non quella di consigliare alla Santa Sede la opportunità e la con­venienza di porsi d'accordo coi Governi di Napoli e di Torino per risolvere le difficoltà che oggi tengono agitata tntta l'Italia, che non ripeteva i suggerimenti precedentemente dati dall'Imperatore circa la necessità di riformare la Amministrazione ed il Governo dello Stato Pontificio perchè non sperava che fossero ora meglio accolti, ma che, nonostante tutto, il Sovrano francese era deciso a continuare a dare l'aiuto dei suoi soldati per proteggere la sicurezza del Santo Padre e la tranquillità di Roma. *)
Sopra il primo ponto, vale a dire l'alleanza con Napoli e con Torino, il Cardinale rispose che non era possibile che la Santa Sede entrasse in negoziati con un Governo che la aveva spogliata di una parte dei suoi domini; al che replicò il Duca (enunciando l'idea come sua propria e dichiarando con una insistenza alquanto sospetta che al riguardo non aveva alcuna istruzione dal suo Governo) che suppo­nendo che le Romagne tornassero in potere di Sua Santità non vedeva quali contrarietà potrebbe avere la Santa Sede a contrarre la suddetta alleanza.
Una e non piccola, rispose il Cardinale, anche volendo prescindere, se pure vi ha mezzo di prescinderne, dalla condotta che il Governo di Torino tiene verso alcuni Prelati in quel Regno e nel territorio da lui usurpato, e questa contrarietà sarebbe il riconoscimento della annes­sione dei Ducati, al quale non è possibile che la Santa Sede si adatti finché i Sovrani spossessati reclamino i loro diritti. Su questo punto il Duca disse che il Governo di Sua Santità poteva fare le riserve che giudicherebbe opportune nel consentire ai suddetti negoziati; ma il Cardinale gli dichiarò che tale riserva non lo sodisfaceva.
Questo fu l'argomento dei due colloqui che finora l'Ambasciatore di Francia ha avuto col Cardinale Segretario di Stato, il quale, oltre le difficoltà che trova per potere ora riprendere le relazioni della Santa Sede con la Corte di Sardegna, non ha nessuna fiducia che la situazione politica recentemente creata a Napoli si consolidi. Egli vede in grave pericolo quel trono e quella dinastia e non dissimula il proprio risen­timento verso taluno che fino a poco tempo fa occupava qui il posto di Incaricato di Affari di S. M. Siciliana, il comm. De Martino, ardente
l) Infatti il cardinale Antonelli potè dichiarare pochi giorni dopo a Odo Rus­sell: per adesso ogni idea di ritiro delle troppe francesi è stata abbandonata . E il Russell, a conferma di ciò, segnalava che gli ufficiali francesi avevano ricevuto av­viso di rinnovare gli affitti per un anno. Vedi in Libro Bianco inglese, VII, p. 47, il dispaccio di 0. Russell del 14 agosto.
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