Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <213>
immagine non disponibile

Roma nel 1860
213
Benevento che, come V. E. sa, appartiene ai Dòmini della Santa Sede, sebbene sia situato dentro gli Stati Napoletani ad una trentina di miglia di distanza dal territorio pontificio. Difètti sono giunte fproprio adesso qui notizie chela suddetta Delegazione romana si era proclamata indipendente dalla Santa Sede e vi si è costituita una Giunta rivolu­zionaria. Sembra che la maggior parte dei membri che la compongono mostrino tendenze molto spiccate per il comunismo* secondo le infor­mazioni che invia un fratello del Mastro di Cerimonie della Corte di Sua Santità mons. Pacca, che appartiene ad una delle famiglie più influenti di quel Distretto e che ha scritto al Santo Padre di aver partecipato al movimento, nel quale mi assicurano che figuri in pròna linea, allo scopo di impedire gli eccessi ai quali volevano spingersi le altre persone compromesse in questo atto di ribellione.
Dal medesimo dispaccio n. 128 appare clie il Governo di Roma temeva in particolar modo che Garibaldi mirasse a penetrare nelle Marche dalla parte della frontiera napoletana per stabilire, attraverso l'Umbria, una diretta comunicazione con la Toscana.1} Se analoghe notizie sulle probabili intenzioni di Garibaldi giunsero, come crediamo, a Torino, è facile com­prendere come poterono influire sull'animo di Cavour per spingerlo ad affrettare la decisione che, proprio in quegli stessi giorni, i suoi messi andavano a preannunciare all'Imperatore Napoleone nel famoso colloquio di Chambéry. A Roma tanto si credeva alla probabilità di quella mossa garibaldina, che il 28 agosto il Sandoval poteva inviare questa informazione:
I rapidi progressi che Garibaldi ha fatto nelle Calabrie preoccupano vivamente questo Governo perchè è da temersi che le forze che egli comanda si avvicinino alla frontiera e cerchino di invadere le Marche e l'Umbria per ristabilire una comunicazione con la Toscana. Il generale
2) Non i stimiate poi che qui s'ignorino le pratiche della rivoluzione per invadere gli Stati romani: si sa tatto e si sta all'erta con cent'ocebi . Così diceva nna corrispondenza da Roma pubblicata nella Armonia del 31 agosto. Ma il corri­spondente assicurava altresì che a gli apparecchi militali erano ormai ad un punto che si pud dire finale e che l'affare di rubare al Papa le Marche e l'Umbria non sarà cosi piano come fu a Garibaldi l'affare di Sicilia. Qui i nostri generali non si vendono né si comprano: l'animo poi delle soldatesche è saldo e ardente .
a