Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <219>
immagine non disponibile

Roma nel 1860
219
e il vilipendio dei diritti che secondo le universali massime del jus delle genti appartengono ad ogni governo, non può a meno di non prote­stare altamente contro questo ulteriore; attentato commesso del tutto inaudito* e che l'Europa e il mondo intero saprà ben qualificare,?
Nei dispacci seguenti il Sandovàl continua a trasmettere a Madrid le notizie che può raccogliere sulle operazioni militari e, specialmente, sulle mosse delle truppe del Lamoricière e prevede, nel dispaccio n, 136 del 18 settembre, un movimento di ritirata verso Ancona, dicendo che non è da supporre che il Lamoricière avrà intenzione di rischiare una battaglia data la esiguità delle forze delle quali dispone che forse baste­rebbero per tenere a freno qualche corpo di volontari ma non sono affatto al caso di sostenere uno scontro con le truppe regolali piemontesi;.;
Mi è stato detto aggiunge altresì il Sandoval che Sua Santità, sapendo la difficile situazione in cui si trova il suo esercito, diede ordine a Lamoricière, da quando il Piemonte invase il territorio pon­tificio, di procurare a qualsiasi costo di evitare un combattimento nel quale probabilmente rimarrebbero sacrificate le truppe da lui comandate.
L'Incaricato spagnuolo non crede però probabile che le truppe sarde invadano quello che costituisce il cosiddetto Patrimonio di San Pietro, né che si avvicinino alle porte di Roma, ne a qualsiasi altro punto nel quale sia o giunga a stabilirsi una guarnigione francese . Ritiene infatti che il Governo piemontese avrà indubbiamente fissato un limite che non si arrischierebbe ad oltrepassare , sebbene non abbia alcuna fiducia, e ne espone le ragioni, nella efficacia e nella sincerità della azione della Francia, nonostante l'invio a Roma del generale Goyon e le dichiarazioni del G-ramont che, anche
1) H linguaggio osato dal cardinale Antonelli in questa protesta e nei colloqui col Rappresentante spagnuolo non so come giustifichi l'asserzione del MOLLAT (Que-stian Romaine, cit. p. 323) che il cardinale Segretario di Stato in questa circostanza a uffect a une placidité que d'aucuns ont incriminée .