Rassegna storica del Risorgimento

1831 ; LAZZARINI GIOVANNI ; RANGONE FRANCESCO ; ROMA ; CIVITA C
anno <1937>   pagina <227>
immagine non disponibile

Roma nel 1860
227
in quest'anno, dalla Enciclica del 29 gennaio alla Scomunica del 26 marzo, la corrispondenza diplomatica spagnola ci offre il modo di mettere a confronto il pensiero del Papa esternato nel segreto di udienze riservatissime col contenuto dei docu­menti più salienti da lui emanati come Sovrano e come Capo della Chiesa e ci permette di constatare, attraverso questo confronto, come i documenti pubblici riflettessero fedelmente i sentimenti da lui vigorosamente espressi nella piena confi­denza di un colloquio senza testimoni.
Il resoconto di questa udienza, fatto al suo Governo dal Sandoval nel dispaccio n. 143 del 26 settembre, merita perciò di essere riprodotto interamente:
Ebbi ieri l'altro l'onore di essere ricevuto dal Santo Padre in udienza particolare... Sua Santità mi accolse con la consueta benevo­lenza e nelle prime parole che si degnò rivolgermi espresse la viva sodi-sfazione che sentiva per la iniziativa testé presa dal Governo di S. M. a proposito degli ultimi eventi negli Stati della Chiesa. Non attendeva altro, aggiunse, dalla Nazione per eccellenza Cattolica, dalla quale aveva sempre ricevuto aiuto e conforto nelle sue tribolazioni. Queste esclamò con un accento che rivelava la profonda afflizione che oggi domina il suo spirito vanno aumentando di giorno in giorno e non è possibile che io mi faccia illusioni sulla condotta che continuerà a tenere verso di me chi, mentre mi lusinga con fallaci promesse e mostra ipocritamente la intenzione di proteggermi, permette, se addirittura non promuove, la spoliazione dei miei Stati.
La allusione non poteva essere più. trasparente e se pur non nominava il Sovrano del quale si doleva così amaramente, fu invece abbastanza esplicito nel continuare a parlarmi del modo di procedere cosi del Duca di Gramont come del Generale in Capo della Divisione francese. Ambedue, diceva Sua Santità, sono stati qui sostenendo una parte che fa loro poco onore. Il primo non sono molti giorni che mi dava assicurazione che il Piemonte non oserebbe tradurre in atto i propri progetti di invasione nei miei Stati, e, nel caso che osasse, l'Im­peratore gli si metterebbe contro come avversario: mi parlava di nuovi rinforzi di truppe che giungerebbero a Roma e in tutte le sue parole faceva chiaramente comprendere che i soldati francesi respingerebbero qualsiasi invasione da parte del Piemonte.