Rassegna storica del Risorgimento

1831 ; LAZZARINI GIOVANNI ; RANGONE FRANCESCO ; ROMA ; CIVITA C
anno <1937>   pagina <228>
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Gino Bandirti
Tale dichiarazione viene a confermare i termini nei quali mi avevano accertato si fosse espresso il Duca di Gramont quando ricevette da Parigi il dispaccio con cui gli comunicavano il richiamo da Torino del Barone di Talleyrand. Nella stazione della Ferrovia di Frascati, senza il menomo riserbo, e come ostentando [jactandosè] di dar la notizia a tutte le per­sone le più sconosciute che lo circondavano, diceva che la Francia aveva dichiarato la guerra al Piemonte e che le truppe francesi non tarde­rebbero ad infliggere una severa lezione ai soldati del Re Vittorio Ema­nuele. Siffatta leggerezza che in una persona della sua posizione eccede quella che generalmente distingue i suoi compatriota, era imperdonabile in quanto essa non era prova della miglior buona fede se, come si deve supporre, le istruzioni che il suo Governo gli dava non concordavano con una così esplicita dichiarazione. E poiché in eguali termini si esprimeva col Cardinale Segretario di Stato e perfino agli occhi dello stesso Santo Padre faceva balenare una speranza che, finora, i fatti son ben lungi dal tradurre in atto, V. E. può immaginare in quale poco gradevole situazione si trovi ora il Duca che Sua Santità, con disdegnosa inten­zione, qualificava come poco coerente a quelle tradizioni di nobiltà che i suoi precedenti di famiglia e di antiche opinioni lo avrebbero obbligato a rispettare.
Non meno dolente mi si mostrò Sua Santità rispetto al generale Goyon, la condotta del quale, durante il lungo tempo in cui era rimasto a Roma fin da quando lasciò il comando della Divisione francese nello scorso luglio, faceva nutrire la fiducia che il suo ritorno a Roma signi­ficasse per parte della Francia di dare alla Santa Sede ben diversa garanzia che non quella che ora le offre. In che cosa sono andate a finire mi diceva Sua Santità le proteste che continuamente mi faceva il generale che egli avrebbe potuto rimanere al suo posto sol­tanto se le intenzioni del suo Sovrano continuavano ad essere, come egli credeva, quelle di difendere i miei diritti? Pare fino incredibile, mentre nel partire da Roma egli mi ripeteva quelle dichiarazioni, che torni adesso, nel momento in cui mi spogliano di quasi tutto il mio patrimonio, a restare tranquillo spettatore di tale attentato e mi offra soltanto di difendere una indipendenza che effettivamente non ho e di vegliare per la mia sicurezza che nulla ha che temere. Quel signor generale è un buffone [in italiano nel testo] aggiunse con un gesto assai espressivo di disprezzo Che non è mosso da altra molla che da quella della vanità e, sodisfatto di essere a capo delle truppe che la Francia mantiene in Italia, non ha esitato a sacrificare le proprie opinioni che poco tempo fa ostentava con tanta