Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <232>
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Sebastiano Pala.
Comunicatasi la notizia al Supremo Magistrato della Reale Udienza ed agli Stamentì, questi si raccolsero in seduta straordinaria e deli­berarono di inviare subito un messaggio speciale al Re, per manife­stargli il grave cordoglio della Nazione per la sciagura in cui la mala­fede francese l'aveva travolto, ed insieme il desiderio vivo del Popolo di farsi, ancora una volta, difesa della Famiglia Reale e di morire per l'onore della Corona. Si avverava, sebbene in tristi condizioni, il secolare voto della Sardegna, vedere il proprio Sovrano, circondarlo del suo affetto, avvolgerlo della sua devozione. La Provvidenza, conser­vando alla Casa di Savoia l'isola muta e solitària, voleva certo conser­vare tra le masse granitiche dei suoi monti, quella Corona che un tempo le aveva dato e che nessuno le avrebbe strappato.
Contemporaneamente Si deliberava di mandare a Livorno una rap­presentanza degli Stamenti che confermassero a voce quanto era detto nel messaggio che si spediva in precedenza. I deputati dovevano, in qualunque modo, raggiunger la famiglia reale: dovevan riferire che i Sardi eran sempre sudditi non solo fedeli ma affezionati e devoti fino a qualunque sacrificio, e supplicare il Re a raggiunger l'isola senza alcun indugio. Se in qualunque maniera la Repubblica Francese avesse tentato d'impedire l'imbarco del Sovrano'(e non c'era da meravigliarsi che violasse il trattato del 9 dicembre come aveva violato quello del 5 aprile 1797) i deputati degli Stamenti dovevano raggiungere con qualsiasi mezzo le stazioni inglesi del Mediterraneo e chiedere, all'ammi­raglio Nelson, a nome della Nazione sarda, l'intervento della sua flotta per scortare il Re e difendere le coste dell'isola da qualunque tentativo della Repubblica nemica.
Queste deliberazioni degli Stamenti approvate con grandi lodi dalla Reale Udienza non ebbero l'onore della firma del viceré1) il quale non approvava il ricorso a quella flotta inglese che egli, nella osservanza letterale del trattato del 5 aprile, teneva lontana dai porti dell'isola. Eppure quel trattato garantiva, da parte della Francia, l'integrità territoriale degli Stati Sabaudi! Ma il Vivalda non cessa, anche questa volta, d'esser l'uomo timido ed incerto che era apparso in molte altre occasioni, l'elemento infido contro cui, a ragione secondo il Manno, a torto secondo altri, si levavan sospetti non del tutto ingiu­stificati. Ora poi la presenza del citt. Coffin a Cagliari, i suoi atteggia­menti minacciosi, le sue proteste giornaliere e la sua blague francese
i) Cr, MANNO, Storia Moderna detta Sardegna, Torino, Fratelli Favaio, 1842, voi. H, p. 194.