Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA ; SARDEGNA
anno
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1937
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Sebastiano Pola
In mezzo a tanta povertà la presenza del Sovrano parve promessa di più lieto avvenire: si vedeva in lui il Padre amoroso che avrebbe curato le piaghe dei suoi figli vedendole dappresso, la mano della Provvidenza che avrebbe dato all'isola la pace e la ricchezza, risvegliandone le energie sopite e restaurando la vita economica, onde ogni sacrificio per render decoroso e meno penoso il soggiorno della Famiglia Reale a Cagliari parve lieve e piacevole. Gli Stamenti, con deliberazione solenne, fissarono un appannaggio regio di 600.000 lire piemontesi, cosa che triplicò di colpo i tributi già troppo gravi in tanta miseria economica, *) e die motivo ai partigiani di Francia di buttar acqua sull'entusiasmo popolare, cercando di porre in rilievo quanto costasse l'onore d'ospitar la Monarchia e riprendendo quella propaganda che, dopo la partenza del Coffin, era stata interrotta per mancanza di sicura direzione. La nobiltà sarda e la ricca borghesia cagliaritana si era spogliata dei suoi mobili, dei suoi tappeti, dei suoi lini, della sua ricca argenteria per procurare alla Famiglia Reale quegli agi e quel decoro che le eran dovuti, ma il corteo numeroso di gentiluomini, ufficiali e dignitari che l'avevan seguita in quello che essi chiamavano il triste esilio, aumentava immensamente i bisogni e costringeva a ritornare su quella politica autonomistica per la quale, alcuni anni prima, la nobiltà, il clero e la borghesia sarda avevan lottato. Come un tempo, le più alte cariche dello Stato, gli uffici più lucrosi, i comandi militari furono affidati ai Piemontesi; era necessità politica, era, direi quasi, dovere di riconoscenza ed atto umanitario, in quanto assicurava una esistenza dignitosa, se non ricca, a gente fedele e devota che tutto aveva abbandonato per il suo Re, ma parve una violazione scandalosa delle concessioni dell'8 giugno 1796, e gli ambiziosi dell'isola, i feudatari, i curiali, i cavalieri, poco curati e lamentando di esser servi in casa loro, fortemente si risentivano. Né meno grave fu quell'altro provvedimento con cui si conservava ai feudatari l'intero esercizio degli antichi poteri, anche di quelli che non apparivano sui diplomi d'infeudazione e che il popolo, perciò, giudicava abusivi: le vecchie contribuzioni personali, cosi, restavano intatte, alcune, anzi, aumentate, mentre nuove imposte convergevano ai bisogni della Corte. Ce n'era a sufficienza per dar motivo ai mestatori d'ogni genere di sobillare l'anima del popolo, ce n'era abbastanza per far volgere contro la Monarchia povera ed infelice gli animi generosi che avevan visto nel re pio e
i) SIOTTO-PINTOH, Storia civile dei popoli Sardi, dai 1798 al 1848. Torino, Edit. Casanova, 1877, pag. 17.