Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA ; SARDEGNA
anno
<
1937
>
pagina
<
241
>
Fuorusciti sardi ed agenti francesi, ecc 241
Il Coffin prospetta, quindi, l'urgente necessità di porre riparo a questa delittuosa anarchia e ne indica i mezzi. Prima di tutto il richiamo del viceré Vivalda, vecchio, debole ed umile strumento dei nemici della Francia; ma questo sarebbe troppo poco se gl'interessi della Repubblica e del Re stesso, alleato, non fossero garantiti da forze armate sufficienti; senonchè le truppe piemontesi,cacciate nel 1794 non sarebbero ben viste, gli Svizzeri si farebbero comprare dal partito dominante: la Repubblica dovrebbe persuadere il Re a consentire l'occupazione dell'isola da parte di una guarnigione di 5000 francesi. Allora un viceré bene intenzionato potrebbe far rispettare i trattati ed impedire qualunque reazione.
Così il Coffin, mentre il Direttorio preparava l'occupazione di Torino e del Piemonte, pretendeva di salvare la Sardegna da un'occupazione inglese, facendola presidiare da Francesi che avrebbero cercato di conciliarsi l'affetto dei Sardi! Quali sarebbero state le future conseguenze? Il Coffin non vede lontano, ma vede vicino: un viceré energico e ben intenzionato con l'aiuto di truppe francesi avrebbe fatto rispettare i trattati: ecco l'essenziale. L'amnistia contro i reati politici pubblicata ma applicata male e solo in parte, avrebbe dato modo a circa cento fuorusciti, cui eran stati confiscati i beni, di ritornare nell'isola e riprender la loro attività in favore della Francia. Le costituzioni antiche davano all'isola una vera e propria autonomia amministrativa: le leggi del Piemonte non la obbligavano: essa aveva i suoi Sta menti, la sua Reale Udienza, le sue magistrature: poteva dirsi che col Piemonte avesse di comune solo il Re. Il movimento popolare del 1794 era effetto di questa autonomia che si voleva rispettata ad litteram. Questo spiega come il trattato di pace conchiuso da Re Vittorio Amedeo HI a Parigi nell'aprile del 1796, non fosse stato subito pubblicato in Sardegna e l'art. 8, che prometteva ampia amnistia agli incriminati per le loro opinioni politiche, non fosse stato applicato nell'isola: questo spiega come alle rimostranze del Coffin ed a una nota dell'ambasciatore Giunguené da Torino, in cui si chiedeva l'immediata applicazione in Sardegna delle Regie Lettere Patenti del 29 gennaio 1798, con le quali si accordava piena amnistia agli incriminati per le loro opinioni politiche, il viceré Vivalda rispondesse che le leggi e gli altri regolamenti del Piemonte non si pubblicavano in Sardegna., ma che già prima ancora delle Patenti di S. M. gli Stamenti avevano domandato un perdono, e che si attendeva in proposito la decisione di S. M.
I) Archivio di Stato. Torino. M. S. Lettres d'AnibassadéarB, consuls etc. au Comte Balbo (1796-98),