Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA ; SARDEGNA
anno
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1937
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pagina
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246
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Sebastiano Pota
les habitants pour la revolution ed attendevano solo Pora di manifestare i loro sentimenti, impazienti nell'attesa dei capi rifugiatisi all'estero. Lo stesso riferiva il capitano Domenico Pozzo, di Aiaccio, che per ragioni di commercio si recava spesso in Gallura e nella Nurra. A queste confortanti notizie altre se ne aggiungevano portate da lettere provenienti da Genova e dalla Corsica: da esse si rilevava che gravi e frequenti agitazioni si verificavano nel Capo settentrionale e in molte ville del mezzogiorno, le quali dimostravano il grande desiderio di tutti gli abitanti di sottrarsi al dispotismo che li opprimeva. L'Angioy, perciò, e in seguito a queste notizie e ad altre che gli fornivano con frequenza parenti ed amici, era convinto che la rivoluzione avrebbe raggiunto il suo scopo non ostante gli sforzi dell'alto clero e dei funzionari e le minacele dei feudatari. Gli alti magistrati che amministravano il Regno, come il Cocco, il Cabras, il Pintor, il Tiragallo, per ragioni diverse, né sempre nobili, tenevano stretto il partito monarchico, che s'appoggiava all'Inghilterra, ed avevan tirato a sé anche Vincenzo Sulis qui a été plousieurs fois arreté, poursuivi et accuse de voi et dìassassinai facendone lo strumento dei loro progetti liberticidi; tutta la loro azione era inspirata da Torino, e tenevan segreta corrispondenza col Priocca, col Conte di SaintAndré e col segretario Dellera, onde egli credeva che la partenza del Coffin da Cagliari fosse dovuta ai loro intrighi presso la Corte di Carlo Emanuele.
La qual lettera si presta a qualche commento. Per quanto a me consta uè il Capo settentrionale né il meridionale erano, in questo periodo, in preda alle agitazioni di cui parla la lettera dell'Angioy: le informazioni che a lui pervenivano da diverse fonti, quindi, o sono in malafede inventate dall'Angioy stesso o egli era ingannato dai suoi informatori: dopo il moto del giugno 1796 nel Nord della Sardegna si verificò la rivolta di Bono (20 luglio *96), il tentato assalto a Sassari (settembre 1796), la tentata invasione di Mores e Bonorva (dicembre '96), il moto di Thiesi (agosto 1800) e di S. Lussurgiu (ottobre 1800), e, finalmente, il tentativo rivoluzionario del Teol. Sanna-Corda, (giugno 1802). *) Nel periodo di cui trattiamo (1799) non vi sono rivolte di villaggi né al nord né al sud, come afferma 1*Angioy, ma non neghiamo che il malcontento fosse vivo e l'odio contro i feudatari trovasse sempre nuovi incettivi nelle disposizioni governative che conservavano intatti i vecchi esosi diritti baronali. Di vere rivolte armate
1} Cfr. per tutto: S. POIA, J moti delle campagne di Sardegna dal 1793 al 1802* voi. n, pp. 20-81, 40-46, 81-93, 97-104.