Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA ; SARDEGNA
anno
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1937
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pagina
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247
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Fuorusciti sardi ed agenti francesi, ecc. 247
non ai può parlare fino al 1800 (Thicsi e S. Luasurgia) ina neanche queste sono manifestazioni neppur lontane di simpatie francesi e di liberta repubblicane, ma violenta e disperata resistenza ad un sistema economico-giuridico che la Sardegna non poteva più tollerare. Che se, poi, il Reggente della Reale Udienza e le Magistrature di Cagliari si inspiravano, nella loro amministrazione, alle direttive del Priocca qua! rimprovero poteva loro muoversi? Non era questo, anzi, il segno del loro attaccamento al Governo di Torino e, perciò stesso, la sconfessione di quel folle proposito attribuito loro dal Coflin, di voler, cioè, consegnare Pisola agl'Inglesi?
La lettera dell'Angioy fu rimessa al Ministero degli Esteri il 22 dello stesso mese, ma non poteva influire su immediate decisioni in un momento in cui la Repubblica sentiva rumoreggiare lontano un altro turbine le cui conseguenze dovevano esser disastrose. Il Guys tuttavia, fedele alle istruzioni del suo Governo, continuava a mantenere il contatto con gli emigrati ed il 13 giugno riferiva d'un abboccamento avuto con PAngioy e trasmetteva alla terza divisione del Ministero degli Esteri il riassunto di alcune lettere mostrategli dallo Angioy stesso. À chi appartenessero il Guys non dice, ma non è improbabile che fossero di quegli stessi emigrati che raccoglievano notizie vere e false, le adattavano al loro bisogno e cercavano di presentare la situazione sarda in modo sempre più allarmante. In questo rapporto il Guys parla dell'amnistia accordata dal Re il 6 marzo 1799 agli incriminati di reati politici e comuni, pochi casi eccettuati, ed osserva che tuttavia non
si restituivano agli emigrati i beni confiscati, mentre il testo stesso dell'amnistia suonava offesa ai patrìotti accomunati coi rei di delitti comuni. I patrioti! sardi, secondo questo rapporto, ritenevano ingannevole questo provvedimento regio, per cui gli emigrati non ne profittavano e molti vivevano in Sardegna nascosti nei boschi e nelle forre. Con questo atto il Re aveva voluto apparire popolare, ma nessuno, ormai, cadeva nel tranello; tutti capivano che si trattava d'un ripiego astuto per ingannare il popolo e preparare così meglio quei provvedimenti che intendeva prendere per asservirlo . Tuttavìa alcuni Sardi emigrati in Corsica erano rientrati in patria alla spicciolata per mantenere i patrìotti nel loro modo di pensare e persuaderli che con la costanza avrebbero raggiunto i loro voti. Ormai i fuorusciti come gli amici nascosti in Sardegna speravano solo nella protezione francese e sospiravano il momento in cui sarebbe stato assicurato il trionfo della libertà ed in cui essi sarebbero divenuti Francesci ed avrebbero visto la bandiera tricolore sventolare sulle rovine del dispotismo Domandavano solo un Commissario francese e 6000 uomini; con tali mosti, assicurato pieno successo alla rivoluzione sarda, la Monarchia sarebbe stala costretta ad abbandonare l'isola che sarebbe divenuta FRANCESE. Questo volevano, questa sola speranza li sosteneva . II partito dei Patrioti aumentava, si concentrava.