Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <249>
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Fuorusciti sardi ed agenti francesi, ecc. 249
dipendere né dall'assimilazione del liberalismo francese, né da una indipendenza politica ohe sarebbe stata isolamento, debolezza e schia­vitù economica, e che le condizioni morali e geografiche dell'isola eran tali che la prima attuazione del supposto programma angioino, dando un indirizzo nuovo alla storia della Sardegna, l'avrebbe staccata defini­tivamente dalla storia d'Italia. Ma la democrazia massonica di Sar­degna avrebbe volentieri sacrificato tutto il patrimonio spirituale del­usola e la sua italianità pur di vederla compenetrata delle proprie ideo­logie! Don Giammaria Angioy, oggi, alla luce dei nuovi documenti (compresi quelli pubblicati dal buon sig. Boi) capo dei fuorusciti sardi a Parigi, ci si presenta ben diverso dalVAlternos di Sassari... La sua figura è ben diversa da quella di Pasquale Paoli e dei Martiri del Risorgimento italiano.
Non è il caso di fermarci a lungo a commentare il documento su riportato nelle diverse sue parti, specie nell'esattezza delle notizie, che proverrebbero dalla Sardegna. Che se anche fossero veramente venute di là, da chi sarebbero state inviate se non da qualche illuso che tutto vedeva con gli occhi del desiderio più che con quelli della verità? E chi potevano esser quésti informatori? Le lettere in possesso dell'Angioy eran tutte di fuorusciti interessati come di fuorusciti eran quelle che tempestavano continuamente i vari agenti francesi. Negli
aarchivi di Parigi e tra le carte consegnate dall'Angioy al generale Dupont non si trovano lettere di Sardi residenti nell'isola.
Antonio Luigi Petretto, notaio sassarese, incriminato del moto del giugno 1796, aveva seguito l'Angioy nell'esilio, coi suoi tre figli. La sua odissea era stata quella dell'aw. Mundtda; aveva errato dalla Corsica a Livorno, a Genova, poi nuovamente a Livorno ed in Corsica e, più d'una volta, era sbarcato clandestinamente in Sardegna p.er tener desti nei pochi aderenti i quasi estinti spiriti rivoluzionari, con la pro­messa del prossimo ritorno dell*Angioy. Ma queste visite eran state assai brevi e di poca efficacia, poiché il Petretto era stato costretto a ripartire subito per non subire la sorte che, nel 1796, aveva incontrato il giovine figlio Antonio Vincenzo, che con alcuni altri fuorusciti, e dietro suo consiglio, fidando nell'art. 8 del trattato di Parigi, aveva tentato il ritorno in patria. Catturato aveva scontato sulla forca la sua ingenuità. Ma il padre, nell'esilio, non dava tregua agli agenti francesi e, in modo particolare, al Coffin ed al Guys, ormai interessati con tutta l'anima alla questione sarda.
Il 19 giugno 1799, da Tolone, dove era appena sbarcato e d'onde si preparava a partire per Marsiglia, nella speranza d'incontrarvi lo