Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <252>
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252 Sebastiano Fola
ammaestrato dalla sventura, vi era sbarcato clandestinamente, ed aveva fatto bene. Poco dopo* infatti, era stato costretto a fuggire una seconda volta: non ne dico i motivi che vagamente: si * era accorto della perfidia del Governo Sardo-Reale ed era riuscito a sottrarsi in tempo ai disegni fatali che quello aveva concepito su di lui e sui suoi figli . Il Re, infatti, non tralasciava di manifestare l'odio suo verso la Repubblica Francese ed aveva giurato di perderne i partigiani: il parroco di Scmestcne, infatti, era ancora in carcere, ì suoi fratelli banditi, i professori Campus e Obino destituiti; il Duca di Monferrato, governatore di Sassari, diceva che per lui amnistiato ed impic­cato era la stessa cosa, il Re proclamava che i Francesi non avevan religione, né onore, nò coscienza e non pensavano che ad usurpare tutti i poteri sotto il pretesto di libertà. Egli teneva corrispondenza con gVInglesi, le cui navi sbarcavan, di tanto in tanto, a Cagliari personaggi incogniti, che avevan con lui lunghi colloqui e gli rimettevan grossi plichi, onde si era sparsa la voce che l'Inghilterra gli avrebbe fornito truppe e danari ed egli sarebbe stato nominato ammiraglio in capo dello flotta inglese del Medi' terraneo. Con circolare del 12 giugno la Corte aveva rinnovato gli ordini a tutte le guardie dei porti e delle torri di impedire l'approdo alle navi francesi e di accoglier bene ed approvvigionare i bastimenti inglesi di quanto loro occorresse. Gli emi­grati corsi in Sardegna eran protetti dal Governo, e dicevan pubblicamente che presto sarebbero ritornati in patria con la flotta inglese. Corrieri speciali venivano spediti in Sicilia, a Livorno ed a Genova per aver notizie esatte della guerra in cui la Francia era nuovamente impegnata; i giornali francesi eran proibiti, ma si aveva cura di far circolare le notizie più sfavorevoli alla Repubblica affine di sedurre e fuorviare il popolo. Si aveva fiducia, però, nel malcontento crescente nelle classi rurali per il fatto che il Re voleva forzarle a pagare i diritti feudali, chiedeva un appan­naggio di 160.000 scudi, il 2 sulla proprietà, aveva aumentato i diritti di bollo e di insinuazione, aveva ordinato la denuncia delle armi, come preludio ad un disarmo generale, destando la resistenza delle popolazioni dell'interno TCrqwift stati eseguiti nuovi arresti di persone sospette, e in sospetto erano anche il Sulis, il Cabras ed il Pintor... Tutto considerato il Petretto riteneva che non v'era un'occasione migliore di quella per dare la libertà all'isola . a La sola voce di Angioy e lo sbarco delle truppe francesi era sufficiente per far fuggire H re, oppressore dell'Umanità .
Era, quindi, tempo di decidersi
Ma la decisione non apparteneva a Don Giammaria Angioy, dive­nuto ormai il cittadino Angioy: non ostante che il terreno apparisse così tene preparato in Sardegna, il Petretto ed i suoi due figli, avevan creduto opportuno fuggire per il solo fatto che nelle carceri languivano ancora alcuni degli incriminati del moto del '96, e PAngioy, come capo dell'agitazione che si voleva perpetuare, non intendeva esporsi, sebbene la sua sola voce, come scriveva il Petretto, fosse sufficiente per far fuggire il Re! Anche dopo, quando si tenterà l'infelice moto di Gallura l'Angioy non si espose e toccò al Teol. Sanna-Corda ed allo avvocato Cilocco ad esperimentare quel che fosse la rivoluzione sarda. Ma il Petretto è veridico in parte della sua lettera, là dove parla della azione spiegata dalla Corte contro la Francia e che rispondeva al sentimento