Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <253>
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Fuorusciti sardi ed agenti francesi, ecc, 253
popolare, e dove parla dèi gravami fiscali che troppo eran sentiti presso un. popolo impoverito oltremodo dall'esosa oppressione feudale e da quattro anni di artificiose agitazioni. Ma anche qui l'esagerazione non manca e, come già dissi, lo provano gli avvenimenti del 1800 e 1802: i primi si limitano a due moti isolati (Thiesi e S. Sussurgiu) che non hanno alcun valore politico, i secondi affermano il contrario di quanto dice il Petretto. La rivoluzione tentata in Gallura, a nome dell'Angioy e della Repubblica francese, dal Sanna-Corda e dal Cilocco, aborti sul nascere; il popolo non vi partecipò. *)
Chiedere alla Francia, in quel momento tragico in cui essa vedeva contro di sé le forze della seconda coalizione europea, di spostare truppe per occupare la Sardegna era quasi pazzesco. L'Italia padana era in fiamme: due poderosi eserciti dai confini del Veneto si eran gettati in Lombardia ed avevan travolto la resistenza franco-cisalpina: dal marzo al giugno il Krai, al comando dell'esercito imperiale, ed il Sxrwa-row, generalissimo delle truppe russe, avevan marciato di vittoria in vittoria. .
H 5 aprile a Magnano veniva battuto lo Scherer, il 28, a Cassano d'Adda il Moreau, il 20 giugno alla Trebbia era messo in rotta il Mac-donald, mentre da ogni parte il paese insorgeva e bande armate di contadini davano addosso ai fuggitivi, precorrendo, fiancheggiando e seguendo le truppe regolari. II Piemonte, che aveva visto con dolore la partenza del Re ed il formarsi d'un Governo Provvisorio, servo della Francia, era scattato già, alla fine di dicembre, con 1* insurrezione di Asti e di Alba; ma quando si proclamò solennemente l'annessione alla Francia, quando si vide che cosa significasse la libertà portata dalle armi straniere, la rivoluzione al nuovo ordine dilagò violenta a Castel-nuovo, a Magliano, fino ad Acqui; ottomila insorti marciavano su Ales­sandria, al grido di Viva il He, Viva V indipendenza, mentre altre torme di villici, armate di bastoni entravano in Torino, invocando la restau­razione della Monarchia. Poco dopo il Monferrato era tutto una fiamma : falci, bastoni, strumenti rurali ed armi da fuoco si opponevano alle baionette ed alla mitraglia francese, e quando la rivolta pareva domata al sud si rinfocolava al nord con l'eroismo della disperazione. Senza artiglierie si attaccavano le fortezze, si assalivano all'improvviso colonne in marcia, si vinceva e si moriva in una guerriglia senza quartiere che si disse guerra da briganti ed era eroismo di gente umile, decisa a morire per restare italiana. Verso la metà di maggio gli eserciti austro-russi,
l) Cfr, POLA: I moti delle Campagne di Sardegna, ecc., voi. 2.
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