Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <254>
immagine non disponibile

254
Sebastiano Pota.
avanzando sistematicamente, eran già padroni della maggior parte del Piemonte, e le bande del Brandaluccioni aprivano la strada con gli incendi e la strage delle genti prive di disciplina, sature d'odio e desi­derose di vendetta. La notte tra il 25 ed il 26 maggio la stessa Guardia Nazionale, posta a difesa di Porta Po, apriva questa agli Usseri di Mensko, ohe irruppero in città a galoppo sfrenato: il generale Fiorella tempestò le vie e le piazze di bombe micidiali dalla cittadella, ma ciò non impedì ohe, alle tre pomeridiane del 26 maggio, il maresciallo Suwarow entrasse in città fra le più vive acclamazioni del popolo, e, nella cattedrale di S. Giovanni, si prostrasse a ringraziare Dio. Era possibile che la Repubblica Francese, retta allora da un Direttorio corrotto e che non godeva la fiducia del paese, umiliata dalla sconfitta, preoccupata dal pericolo di un'invasione, potesse pensare ad imprese ultramarine, potesse dar retta, insomma, alle proteste interessate, ai voti, alle esortazioni di profughi e di agenti portavoce di questi, che presentavano il popolo sardo pronto a prender le armi contro la Mo­narchia di cui pur sentiva tutto il fascino? Che se anche l'impresa fosse riuscita chi poteva dire che le popolazioni dell'interno avrebbero pie­gato la testa a quella tirannide di popolo che il Piemonte e la Lombardia avevan pure provato con i risultati che ora si dovevan constatare?
Se la presenza della Corte in Sardegna non aveva dato quei risul­tati che si erano sperati, se la Maestà regia non era stato il toccasana alle infermità isolane, non doveva tutto attribuirsi a cattiva volontà. Troppo complessi erano i problemi dell'isola e troppo complicata la politica europea perchè nello spazio di pochi mesi quelli potessero risol­versi' e questa potesse chiarificarsi. Se il sistema feudale era sempre il punto oscuro della vita sarda chi poteva dire che l'immediata aboli­zione di esso avrebbe ricondotto la calma e la sicurezza? H fuorusci­amo non disarmava, ed oramai la questione feudale che nel 1796 era stato il grande campo della battaglia angioina, era stata messa da parte: si parlava di repubblica sarda, di protettorato francese, di annessione alla Francia, di abbattimento della tirannide. Il problema era stato spostato, la questione economica era divenuta politica, ma il popolo non vi aderiva. Anche i moti posteriori di Thiesi e S. Lussurgiu hanno puro carattere economicoantifeudale perchè moti veramente popolari in cui è impossibile vedere una direttiva di mente superiore. La politica sabauda in Sardegna s'appoggia, invece, in questo periodo, all'aristocrazia feudale: alienarsi questa significava alienarsi le forze direttive ohe avrebbero potuto ostacolare un nuovo tentativo d'inva­sione francese al quale il fuoruscitismo tendeva. Cosi si spiega il favore