Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; SARDEGNA
anno <1937>   pagina <264>
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Sebastiano Polo
poi l'Àngioy e quanto troviamo in altri memoriali (Coditi, D'Audiberth-Caille, Guys, Mauxin) vi si pone in rilievo il fatto che la Corsica non è ohe continuazione della Sardegna dalla quale, in ogni tempo, ha avuto quegli approvvigionamenti di derrate che la natura aveva a lei negato: un'isola, secondo il Duhios, non poteva stare senza l'altra, onde avreb­bero dovuto avere entrambe la stessa amministrazione. La Francia* inoltre, avrebbe tratto dalla Sardegna, con buona ed occulata ammi­nistrazione, tanto da alimentare un ricco commercio mediterraneo; bastava pensare alla ricca pesca degli stagni, ai prodotti delle tonnare e dei banchi corallini, alle saline, all'abbondante cultura dei cereali e specie alla produzione del grano di coi, in quel solo anno, si erano esportati ben 500.000 starelli.
U memoriale s'indugia anche sull'esame di altri ricchi prodotti agricoli che dai climi tropicali potevano acclimatarsi in Sardegna: ricorda che eran stati fatti nel Campidano di Cagliari, importanti esperimenti di cultura del cotone, che avevan dato risultati insperati per abbondanza e finezza di prodotto: la qualità è fine, serica e lunga assai , l'ulivo ed il tabacco davan anch'essi un prodotto pregiato ed abbondante, tale da alimentare una profìcua esportazione; alcune Com­pagnie straniere, dopo riusciti esperimenti, avevan progettato d'intro­durre nell'isola la coltura del caffè, della canna da zucchero, del cacao e di altre essenze tropicali, ma il Governo di Torino, fedele alla sua politica di tener povera la popolazione si era opposta all'inizia­tiva; tuttavia piantagioni di canna da zucchero eran state fatte a Fluminimaggiore, e d'indaco a Cagliari con felicissimi risultati.
Qui il rapporto esamina i cespiti di altre ricchezze isolane; elogia le buone qualità della razza equina, ricorda i grandi valori del sotto­suolo non sufficientemente sfruttato, e conclude che la Sardegna ((fra tutte le isole del Mediterraneo, è la più suscettibile, sotto un buon Governo, di arrivare, per la sua posizione e ricchezze naturali, al più alto grado di prosperità. Il suo possesso, quindi, diveniva utile e necessario; toglieva grandi vantaggi alla coalizione per darli alla Francia, assicurava la tranquillità della Corsica e dava la libertà ad un popolo oppresso.
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Tutti i rapporti, lettere e memoriali fino ad ora esaminati, hanno, si può dire la stessa stesura: o rispondono ad un questionario che ci è rimasto ignoto, o sono l'effetto di conversazioni con gli emigrati sardi, e, più facilmente, delle loro lettere: i punti sono, generalmente.