Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <286>
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Ranieri Mano Cassar
Di codesta allusione contro l'Austria, attraverso i cerchi della crinolina, v'è rimasto ricordo nella seguente strofa d'una canzonette popolare goriziana:
Abbasso i serci,
La vellutina,
Siora Beppino
Se sposarà !
E così, mentre a Gorizia veniva proibito il corso carnovalesco, a Capodistria invece avvenivano continue dimostrazioni popolari, contro i soldati e gl'impiegati governativi, perchè volevano che la città facesse baldoria. Con tali unità di direttive sperava l'Austria di soste­nersi nei nostri paesi.
La sospensione del corso carnovalesco a Gorizia ebbe a produrre anche qualche danno materiale, come si rileva dalla nota indirizzata dal podestà al barone de Buffa: In seguito ai verbali ordini avuti da quest'Inclito i. r. Presidio ho fatto le necessarie indagini onde rilevare quale dei venditori di confetture abbia avuto un danno reale della sospensione del corso
Da queste indagini consta ora al devoto scrivente che n'ebbero un danno sensibile l'offelliere Mattia Zei, al n. 141 contrada del Semi­nario, perchè fece venire considerevole quantità di confetti, e il riven­dugliolo Giovanni Bulfon, avendo egli stesso confezionato una quan­tità mettendosi entro con speranza di lucro tutti i suoi pochi risparmiti.
a Gli è perciò che avendo anche i suddetti numerosa famiglia ed essendo poveri si potrebbe dare ad essi un compenso proponendo alla guisa di quest'Eccelso Presidio per lo Zei f(iorini) 20 e per il Bulfon f(iorini) 15 .
* * *
Abbiamo già rilevato ohe le maestranze lombarde, adibite alla costruzione del tronco ferroviario della Meridionale , erano una spina nell'occhio pel presidente circolare de Buffa. Questi, il 24 aprile, si rivolgeva al podestà per avere entro il termine di 48 ore l'elenco degli ingegneri, degli impiegati e dei servi addetti alla costruzione del tronco ferroviario con tutte le informazioni volute dalla polizia di Stato.
Il podestà dott. Carlo Doliac de Cipriani non faceva attendere molto la sua risposta e comunicava, al barone de Buffa, ohe il com­portamento politico di quelli, per quanto a lui constava, non aveva dato, negli ultimi mesi, nessun motivo a delle lagnanze.