Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <298>
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298 Manieri Mario Cassar
Citter non. aveva rapporti con l'estero e che anche politicamente nulla dava da sospettare, vivendo stentatamente con i proventi del SILO mestiere di pittore dì stanze, e che, la sua miseria, la scarsa cultura ed il poco talento, non gli permetterebbero di avere una missione impor­tante del Partito rivoluzionario, per il raggiungimento dei suoi fini.
Ma il de Buffa, in una nota del 19 novembre, specificava meglio chi veramente si stava cercando in casa del Citter. Egli voleva sapere se tra ì parenti o famigliari di Michele Gtter si trovi una tale Clemen­tina e in quali rapporti essa stia presentemente con un soldato austriaco che si trova nelle bande garibaldine .
Il 26 novembre il podestà de Doliac comunicava al de Buffa che in casa del Citter non si trovava la predetta Clementina, e con. ciò le ricerche dell'autorità politica, provocate forse da qualche denunzia anonima, venivano a cessare su tale riguardo.
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Per un altro fatto, e forse non a torto, si era messa in sospetto la polizia austriaca, come si apprende da una ricercatoria, del 27 set­tembre, del pretore di Monfalcone, Enrico de Fichtl, al magistrato di Gorizia. Eccola;
Giusta una comunicazione dell'i, r. Presidio della polizia in Trieste, il medico Giambattista Spinelli, che dapprima esercitava la sua professione a Ronchi, poi a Gorizia ed ora si trova al servizio di Garibaldi, sarebbe intenzionato dì venire fra poco a Gorizia, prendere alloggio in casa del suo cognato Petrarca, soggiornarvi per gualche tempo, e provocare probabilmente delle perturbazioni politiche.
Prego pertanto cod. on. Presidio magistratuale di voler rilevare in maniera adattata se ciò sia vero, e di comunicarmi sollecitamente i rilievi fatti, perchè in tal caso io possa far sorvegliare a Ronchi con chi verrà in contatto e con chi ha delle relazioni.
Non conosciamo la risposta data al de Fichtl, da parte del pode­stà di Gorizia. Sappiamo però che il Petrarca non stava nelle buone grazie della polizia, anche per il fatto che nel '59 si era fatto consegnare un fazzoletto da un friulano arruolato nell'esercito austriaco e condannato alla fucilazione, perchè arrestato mentre tentava di var­care il confine per unirai all'esercito piemontese per trasmetterlo alla di lui madre.
Fu invece il Petrarca a chiedere un passaporto, della durata di un anno, per il Piemonte. Ma il consigliere di luogotenenza de Bosizio, in una comunicazione al podestà, faceva notare che il Petrarca, con la scusa di portarsi a Milano per gli affari di sua madre, proprietaria