Rassegna storica del Risorgimento
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1937
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pagina
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326
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Libri e periodici
che si preoccupa del domìnio del Mediterraneo, che da nn* Italia indipendente non può non esser modificato in senso sfavorevole alla preponderanza britannica. La natura del momento storico non gli da l'idea di un'unita della penisola; egli la vede riunita: in confederazione: ma ne presagisce il risveglio economico e l'affermazione nel con* sesso delle grandi potenze. A due di queste vorrebbe che noi ci appoggiassimo, alla Russia e alla Francia per la comune rivalità verso la Gran Bretagna, nella quale prevede ostacoli non lievi alla nostra grandezza.
Idee embrionali che ci fanno intuire un non comune abito riflessivo in un giovane da poco ventenne e ed fanno sentirò il desiderio di avere integralmente il testo delle Riflessioni. H Petitti, moderato, discepolo spirituale del Balbo, si rivela nella Relazione sui moti del 1821 e da un lavoro sul liberalismo, cui si accinse poco dopo quella rivoluzione e del quale il solerte Colombo ci dà una interessante pagina. Egli specifica il suo concetto sopra i liberali distinguendo i sedicenti liberali da * veri liberali ed identificando costoro ne' moderati, in cui l'amore per la Patria non si può dissociare dal rispetto all'autorità costituita, al legittimo Sovrano, alla Religione, all'ordine sociale. Ed il suo pensiero di attuare una progressiva evoluzione negli ordinamenti statali dichiara a Carlo Alberto, con quella rispettosa ma franca libertà che ò propria del gentiluomo sulla cui lealtà il Sovrano può a pieno contare.
H Petitti conosce il Gioberti in casa Quetelet, a Bruxelles: non nasce subito una reciproca simpatia, specie per colpa del filosofo, non facile ad aprire se stesso per le traversie sofferte. L'intimità comincia dopo il 1841 e si fa sempre più calda quanto più le vicende politiche della nostra Patria si susseguono con ritmo accelerato. Le 57 lettere che il Colombo dà alla luce sono per la maggior parte tra il 1846 e il 1848, tra l'inizio e il tramonto del neo-guelfismo e del liberalismo moderato: il sogno del Primato cede all'aurora del Rinnovamento. Il Petitti, che ha dato al Gioberti quanto poteva per illuminarlo sulla situazione della penisola, per aiutarlo nella compilazione del Gesuita Moderno, per domandarne lumi per la situazione nostra che dal maggio 1848 si fa sempre più buia, non sente di poterlo più seguire, quando il filosofo passa, nell'agosto di quell'anno all'opposizione e prepara le vie al Cavour.
Questa la sostanza delle lettere date dal Colombo alla luce. Grazie bisogna quindi rendergli per la fatica affrontata che aggiunge nuovi meriti a' molti da lui acquisiti nella storiografia del nostro Risorgimento. Mi permetta l'egregio autore una sola osservazione; ed è che avrebbe potuto esser un po' più completo per quanto riguarda la parte Bibliografica. Ma questa non è che una fuggevole osservazione della quale l'egregio autore potrà, se crede, tener conto, in una prossima edizione di questo eccellente volume, che di cuore gli auguriamo per il merito indiscutibile dell'opera.
E. PÀSSAMONTO
LUIGI MADAHO, Lettere di Giovanni Baracco a Vincenzo Gioberti (1834-1851), Carteggi di Vincenzo Gioberti, volume terzo (in Biblioteca Scientifica del Regio Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano., Serie II, Fonti, voi. XIII), Roma, Vittoriano, 1936.
Domenico Berti, cosi noto per l'amore professato a Vincenzo Gioberti, aveva pubblicato nel 1881, per i tipi del Barbera le lettere del filosofo a Pietro Riberi e Giovanni Baracco. In attesa di qualche studioso che ci dia le risposte del Riberi all'autore del Primato, Luigi Medoro oggi ci regala quelle del Baracco al grande filosofo torinese. Il volume che abbiamo sott'occhio si raccomanda per l'importanza dei documenti, utilissimi non solo a chi voglia conoscere uno dei più notevoli rappresentanti del movimento cattolico subalpino, ma a chi voglia rendersi a pieno consapevole di tutto il mondo piemontese in quegli anni che videro il primo tentativo per effettuare la nostra indipendenza nazionale. Sfogliando le pagine, edite dal Madaro con.