Rassegna storica del Risorgimento

anno <1937>   pagina <328>
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Libri e periodici
ricusabili quanto più trovano la loro ragiono in una sincera amicizia, le lettere del Baracco sono nitida rappresentazione di un pensiero e di un'epoca, poco conosciuta sino ad oggi. Goal preziose sono le notizie sul giornalismo italiano e francese del tempo; con le polemiche che vi si dibattevano e nelle quali troviamo motivi che riappari­ranno alla fine del secolo XIX tra cattolicismo conservatore e cattolicismo liberale durante il pontificato di Leone XIII. Così la risonanza del Primato negli Stati sardi viene integrata nella sua pura tonalità. E qualche nuova luce ci dà il Baracco per conoscere la posizione di Carlo Alberto di fronte al Gioberti, confortando la tesi affac­ciata dal Lovera e dal Rinieri che il Sovrano fosse meno ostile di quel che si crede comu­nemente, all'autore del Rinnovamento. Ne è da dimenticare quanto il Baracco dice all'amico sulla figura, poco simpatica, del Brofferio, apportando nuovo appoggio a quanto Alessandro Limo ha affermato del demagogo subalpino cosi bene affetto alle logge massoniche. E non sono da tacersi le lettere che parlano di Pio IS, .delle sue prime opere; dell'effetto immediato che esse hanno in Italia: nessuno più dell'intimo amico del Gioberti ha motivo di compiacersene e di attentamente seguirne lo sviluppo. I primi albori della nuova vita inaugurata in Piemonte con la concessione delle riforme sono festeggiati dal Baracco che molto aveva temuto del proprio paese durante il set­tembre e l'ottobre del 1847. E da rilevarsi un fatto singolare che, mentre egli, nel marzo 1847, aveva avuto parole poco benevoli per il conte Cavour, ora, all'apparire della nuova era negli Stari sardi, afferma al Gioberti che Camillo è migliore della sua fama. una rivelazione di quegli oscuri processi dell'anima umana la quale ci porta allo verità senza che noi stessi possiamo rendercene consapevoli. La costituzione, hi rivoluzione francese e lo scoppio della sommossa milanese, l'inizio della campagna di redenzione rivivono nelle lettere del Baracco che dimostra all'amico le sue sofferenze per la incomprensione de' lombardi e de' veneti: specialmente di costoro che si impo­nevano a far gli statisti e i repubblicani quando il nemico è saldo nel loro territorio* Non a caso il Gioberti sceglie, compagno del suo iter italicum il Baracco, che pochi come lui ne dividono il pensiero durante il maggio 1848 in cui, per breve corso di giorni, pensa all'unità della Patria. L'epistolario Baracco riprende con il ritorno del filosofo al potere, ma sono queste pagine accorate, perchè vi si legge la certezza che al Gio­berti manca l'appoggio proveniente dal consenso unanime de* suoi concittadini. Gli spiriti sono infocati dalle lotte intestine; si hanno ottime idee, che non sono attuabili perchè non si hanno i mezzi per attuarle e l'unione per trovare questi mezzi. Il disa­stro ai delinea nella coscienza dei due valentuomini. Ma essi non piegano perchè li sorregge la fede di vedere un giorno libera la Patria. Con siffatta consapevolezza si chiude la presente silloge che dobbiamo alla solerzia del Madaro, diligente chiosatore ed intelligente interprete del pensiero e dell'animo di Giovanni Baracco.
E. PASSAMONTI
ONOFRIO ANGELELLI, TI contributo dei fabrianesi nelle cospirazioni e nelle guerre per il Risorgimento italiano dal 1808 al 1918; Fabriano, Arti grafiche Gentile , 1937-XV, pp. 196. L. ..
L'AngeleUi, già noto per i suoi studi particolari sulla città di Fabriano, ci dà qui un lavoro più completo che abbraccia il periodo 1808-1918. Quasi un secolo di storia della città marchigiana, che egli riassume ih rapida sintesi, soffermandosi soprat­tutto a considerare le figure di coloro che operarono, soffrirono, combatterono durante il Risorgimento.
L'esposizione è fatta unicamente sui documenti, che vengono largamente ripor­tati enei testo eJn appendice e sui ricordi dei patrioti che l'A. ebbe modo di conoscere. L'AngeleUi comincia col considerare coloro che diedero il loro appoggio sia nel campo politico che in quello militare al Regno italico, e fra essi, primo, il conte Carlo de