Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; UNGHERIA
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1937
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pagina
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349
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Italia ed Ungheria nel 1848-1849 349
certo fra essi avrebbe osato combattere l'Austria e concedere franchigie liberali, per non menomare i suoi diritti di sovranità. Anche da noi il pensiero letterario era fiorito, quello politico aveva rammentato agli Italiani le loro antiche glorie e tentato di conciliare le diverse tendenze per raggiungere l'indipendenza, ma la sua azione non aveva influito che su la classe eletta: il popolo ne era rimasto estraneo.
Mazzini, nel 1832, aveva fondato la a Giovine Italia sui postulati medesimi della grande rivoluzione francese: libertà, uguaglianza, umanità (concetto più lato della fratellanza) e ve ne aveva aggiunti due altri: imitò ed indipendenza; escludeva Punita monarchica ritenendola pericolosa per la libertà, d'altronde la sovranità popolare non poteva ammettere, a suo dire, che la forma repubblicana. Così condensava nella propria dottrina il pensiero dell'Alfieri, e mistico per natura, non la faceva derivare dal sensismo o dal razionalismo del secolo XVIII, ma dalla profonda fede nel miglioramento progressivo del genere umano. Delle sue teoriche, troppo trascendenti per esser intese, il popolo non aveva afferrato che la conclusione: la necessità d'una rivoluzione unitaria. Questa idea, per un decennio dal tentativo in Savoia (1834), all'eccidio dei fratelli Bandiera (1844) dilagò, infiammò, eccitò gli Italiani, generò ansie nelle Corti, mise in sospetto l'Europa.
Ma i sacrifici di sangue sbigottirono e, contro il mazzi-nianismo sorsero gli scrittori riformisti, principale il Gioberti, che, nel Primato, tentò la conciliazione dei contrasti nazionali sostenendo la lega dei Principi riformatori, capo il Pontefice. Dal 1842 al 1847 la nuova idea si propagò, ed uscendo dalle cospirazioni, conquistò i timorosi, ed il giovane clero specialmente, che vi si associò traendo a sé le popolazioni delle campagne. Questo nuovo movimento fece ripiegar Mazzini dietro l'Associazione Nazionale Italiana, fondata il 5 marzo a Parigi, lasciando l'antico nome che risentiva troppo della