Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; UNGHERIA
anno <1937>   pagina <350>
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350 Giulio Del Bono
sua fede repubblicana. Ad ogni modo i due movimenti, il mazziniano ed il giobertiano, condurranno alle radiose gior­nate del marzo a Milano.
Quindi le condizioni dell*Ungheria e dell'Italia in quel tempo erano molto diverse. L'Ungheria era compatta da secoli ed anzi, in virtù, di antiche infiltrazioni le stavano attorno, dipendenti, popoli di altre razze: croate, slovene, rumene; il suo passato guerresco era rimasto vivo nel cuore del popolo. Avendo quindi in sé la tradizione e, sentendosi forte, aveva imposto a Vienna, prima le riforme costituzio­nali poi l'indipendenza col solo vincolo dell'unione personale monarchica. Il Governo imperiale, da parte sua, aveva ceduto perchè sentiva il sobollimento delle altre parti dell'Impero, più deboli e piò. facilmente domabili; gli uomini di Stato di Vienna pensavano che la partita con l'Ungheria, poteva esser riman­data a tempi più propizi. Ma in fondo l'Ungheria aveva risoluto una questione interna e l'Europa non se ne era commossa, la Germania in ispecie si compiaceva del decadimento degli Asburgo che avrebbe facilitato l'unione delle genti tedesche.
L'Italia invece era smembrata e debole e sebbene il periodo napoleonico le avesse rivelato le virtù militari dei suoi figli, e fatto balenare la possibilità d'un ricostituiniento, pure era ancora lontana da una coscienza e da un'idea politica nazio­nali. Il Metternich aveva definito l'Italia un'espressione geografica ed in una nota alle Potenze, affermato esser l'Impero deciso a far rispettare quei trattati del 1815 che costituivano il canone fondamentale del diritto pubblico europeo di quel tempo. La Russia, la Prussia, la Francia avevano assentito, la sola Inghilterra, pur convenendo su la necessità del rispetto ai trattati, aveva soggiunto che i Prin­cipi italiani, indipendenti avrebbero potuto concedere quelle riforme, tanto più necessarie che i difetti e gli abusi nei loro Stati consigliavano l'Austria ad animare e sorreggerne l'opera. La questione italiana quindi, a differenza dell'ungherese,