Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; UNGHERIA
anno <1937>   pagina <358>
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Giulio Del Bono
termine alla guerra, perduta per incapacità dei Capi dell'eser­cito ma anche per il disorganamento politico della Lom­bardia, specialmente accentuatosi dopo il 12 maggio. E tal verità ha la sua prova nella politica di Cavour dal '57 in poi. Il grande Statista infatti, perchè non si ripetessero gli errori e le intemperanze del '48, -con la fondazione della Società Nazionale, volle disciplinare ai suoi fini le forze della rivolu­zione cioè procedere con essa pex raccoglierne l'eredità e, nolente Mazzini, riuscì a piegare alla Monarchia Gari­baldi ed i suoi seguaci, avvenimento tra i più salienti del Risorgimento nazionale.
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In questo mentre il Governo imperiale aveva domato le insurrezioni dei Boemi ed il buon successo del Radetzky in Italia s'era ripercosso a Vienna, conciliandola col Monarca e permettendogli il ritorno da Innsbruck dove si era rifugiato dopo gli avvenimenti del maggio. Rimaneva l'Ungheria. Qui il Governo imperiale trovò un aiuto non sperato nei Croati e negli Sloveni, i quali sino allora, avevano apparte­nuto al regno d'Ungheria. Agitati dalla propaganda nazionale panslavistica che s'era venuta gradatamente accentuando anche qui, dal principio del secolo, per opera di pensatori e di letterati, aiutata dalla Russia, per i suoi particolari fini politici, ed accettata dall'Austria per fomentare gli odi di razza e servirsi dell'una contro l'altra, essi avevano chiesto, fin dal ghigno, la separazione dell'Ungheria e un sistema politico indipendente sotto il Governo austriaco. Questo nominò Bano della Croazia il generale Jellacich che, secon­dando le aspirazioni popolari, levò la bandiera di rivolta contro l'Ungheria Ne ebbe rimproveri da Vienna e fu sospeso dalla carica, ma si rifiutò d'obbedire, dichiarando che in seguito ai mutamenti avvenuti in Ungheria, la Croazia si separava da quel regno per unirsi con l'Austria. Nello stesso