Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; UNGHERIA
anno <1937>   pagina <360>
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360 Giulio Del Bono
mentre combatteva la guerra d'Italia. Ma è da rammentare che l'Assemblea, pur approvando la concessione, l'accompagnò con tali cautele ed eccezioni, da renderla, in pratica, di attuazione difficile. La disfatta di Custoza, e l'armistizio Salasco resero poi impossibili, per il momento, ulteriori negozi tra il Governo sardo e l'ungherese.
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Il proclama dello Jellacich aveva posto in chiaro che egli ormai agiva col consenso di Vienna, e fatto apparir possibile che la questione ungherese, uscendo dai limiti legali in cui l'aveva contenuta sin allora il Bathyanyi, sfociasse in una presa d'armi contro l'Austria. Il 22 settembre, quando lo Jellacich passò la Drava, l'irritazione del popolo crebbe sino al fanatismo; tutta la nazione sorse in armi; la Dieta dichiarò la Patria in pericolo e, rovesciato il ministero Bathyanyi, pose il Kossuth alla testa di un Gomitato di difesa nazionale. L'esercito ungherese, dopo aver battuto i Serbi a Petervara-dino, nei pressi di Ujvidek, sulla Drava, sgominati i moti del Banato, arrestò la marcia dello Jellacich ma non ebbe poi la forza di accorrer in soccorso di Vienna che il 6 ottobre si era sollevata appunto per impedire la partenza delle truppe destinate a sottomettere l'Ungheria. A questa nuova rivolu­zione della capitale austriaca avevano contribuito le dichia­razioni del partito di sinistra dell'assemblea di Francoforte rappresentando la nuova rivoluzione come uno sfogo nazionale tedesco contro un Governo nemico della Germania e richie­dendo che il potere centrale confederale favorisse il movimento rivoluzionario, con l'imporre al Governo imperiale l'allontana­mento dall'Austria di tutte le truppe non tedesche. Questa seconda rivoluzione di Vienna fu tanto grave, e tale fu l'effu­sione di sangue, che la Corte fu nuovamente costretta a fuggire e ripararsi a Olmiitz. Ma la repressione fu anche